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Internet testimonia la violenza che non risparmia donne e bimbi. In strada bastoni, pistole e coltelli contro gli oppositori del regime.
Una repressione violenta e senza testimoni. È questo quello che sta cercando di fare il regime iraniano nelle mani dell'ayatollah Khamenei e del suo braccio armato Ahmadinejad, il pasdaran che guidò l'assalto all'ambasciata americana nel novembre 1979, pochi mesi dopo la presa del potere da parte dell'ayatollah Khomeini. Una violenza senza limiti culminata con le impiccagioni degli oppositori. Una violenza che, nonostante la censura, vola oltre i confini dell'Iran grazie a Youtube e a Twitter. I telefonini sono l'arma più potente degli oppositori che documentano ogni violenza subìta. Il web diventa la cassa di risonanza.
La repressione appare in quelle sequenze mosse, un po' sfocate che stanno invadendo la rete. E tra queste immagini ecco apparire il dramma e l'orrore: una donna incinta uccisa da un proiettile che ha trapassato anche il bimbo che portava in grembo. Un bimbo mai nato. L'immagine fermata in ospedale durante un vano tentativo di salvare una delle due vite fa il giro su internet. La polizia iraniana dà la caccia all'artefice della diffusione. E non sappiamo se sia stato intercettato. La sua mail è da giorni muta. Ma altri continuano a far rimbalzare immagini.
I video dei Basij armati di bastoni, pistole e coltelli che malmenano e riempiono di botte donne in chador e giovani contestatori si moltiplicano. I membri della Brigata Ashura della forza paramilitare Basij sono impegnati nella repressione. Presenti anche agenti donne delle forze oppressive del regime. Il rosso sangue domina i video girati con i telefoni cellulari. Le facce truci degli «assassini» di regime e i volti esangui delle vittime. I feriti vengono trascinati lontano con le camicie zuppe di sangue per sottrarli alla polizia che li potrebbe giustiziare. I morti vengono nascosti alle famiglie perché considerati traditori della patria. Proteste e morte. Altri avvenimenti rischiano di far dimenticare il dramma che si consuma nelle strade di Teheran. Internet continua a mantenere vivo il dramma. E l'orrore.
Maurizio Piccirilli
02/07/2009