È scattata da questa anomalia l'inchiesta che ha portato all'arresto del direttore dell'ufficio del lavoro di Piacenza e Mantova e che l'altra notte ha fatto scattare le manette anche un imprenditore, un uomo di 40 anni titolare di un'impresa di facchinaggio e pulizia. Alfonso Filosa si faceva chiamare Don Alfonso, anche per sottolineare con i suoi interlocutori che lui era al centro di un sistema di potere, che gli fruttava, ogni mese, decine di migliaia di euro che decine di imprese gli pagavano per essere avvisate quando sarebbero arrivati i controlli. L'inchiesta, coordinata dal pm Antonio Colonna, è destinata ad allargarsi ed è probabile che nei prossimi giorni vengano emessi altri provvedimenti: i carabinieri stanno invitando gli imprenditori coinvolti a tenere un atteggiamento collaborativo. Dopo l'arresto del direttore e la denuncia di un imprenditore di sabato, i carabinieri hanno arrestato un'altra persona, il titolare di una ditta di facchinaggio e di pulizie, F.B., 40 anni, di Castelvetro Piacentino. Secondo i carabinieri l'imprenditore avrebbe pagato per almeno quattro anni il direttore per evitare sgraditi controlli alle sue imprese. In sostanza Filosa avrebbe informato l'imprenditore tempestivamente quando si profilavano controlli sulla sicurezza per la sua impresa. Per lui anche l'accusa di falso, per alcuni documenti che avrebbero favorito la concessione di appalti. L'altra seera una giovane lavoratrice ha addirittura telefonato ai carabinieri dell'Ispettorato del lavoro di Piacenza dopo aver visto i telegiornali, scusandosi con i militari dell'Arma: «Pensavamo che anche voi foste d'accordo con datori di lavoro e l'ufficio del lavoro, ci siamo sbagliati».
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29/06/2009