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"Chiedo scusa. Non sapevo fosse una escort". Parla Tarantini, l'imprenditore barese racconta la sua verità: "Erano pagate per rimborsare le spese. Il presidente non lo sapeva".
E alla fine parlò Tarantini. L'imprenditore, al centro dell'inchiesta di Bari sulle ragazze invitate alle feste nelle residenze del premier Berlusconi, ha deciso di raccontare la sua versione dei fatti. Ha deciso di farlo in un'intervista a Il Giornale oggi in edicola di cui ieri sono stati anticipati ampi stralci. Così, dopo i racconti di Patrizia, ecco i racconti di Giampaolo. Racconti che partono, anzitutto, da quella famosa cena a Palazzo Grazioli, la sera tra il 4 e 5 novembre 2008. «Una cena del tutto normale - spiega Tarantini -, durante la quale, e data anche la ricorrenza delle elezioni Usa, si è prevalentemente parlato di politica. Quanto ho letto sui giornali in merito a quella sera è fuori dalla realtà».
Quanto poi alla compagnia femminile di quella sera l'imprenditore la spiega così: «Diciamo che avere al fianco una bella ragazza fa sempre comodo, ti rende certamente meno noioso». In ogni caso Tarantini, dopo aver spiegato che molte donne «pagherebbero per una storia con il presidente», spiega che le ragazze coinvolte nell'inchiesta «erano pagate solo per rimborsare le spese che dovevano sostenere per gli spostamenti».
E in nessun caso, chiarisce, al denaro corrispondevano «prestazioni intime». Inoltre, il premier Berlusconi non sapeva nulla dei pagamenti: «Il presidente non poteva neppure lontanamente immaginare che io, per fare bella figura con lui, rimborsassi a delle ragazze le spese che dovevano sostenere per venire a Roma e soggiornare in albergo. La stampa di sinistra poi ha avanzato la tesi che addirittura le pagassi per una loro prestazione "intima". Figuriamoci». Anche perché, continua, «conoscere il presidente è per tutti un privilegio. C'è la fila per incontrarlo e frequentarlo. Quanto alle ragazze, alle donne in generale, sono loro che corrono dietro a lui, e non viceversa. Molte signore mi hanno detto che dopo aver conosciuto lui tutti gli altri sembrano incolori e inesistenti. Pagherebbero loro per una storia col presidente!».
Anche per questo Tarantini chiede scusa al premier: «Ho creduto che sarebbe stato più facile frequentarlo facendomi accompagnare da bellissime ragazze. Da qui è venuta fuori la storia che ha occupato i giornali e che è nella realtà molto diversa da come è stata raccontata. Gli chiedo scusa per aver dato il pretesto a Repubblica, all'Espresso e agli altri organi della sinistra di coinvolgerlo in questo tipo di storie. Che cavolata che ho fatto, che stupido sono stato.... Sono stanco di questo gioco al massacro, stanco di leggere tante falsità, di essere definito un procacciatore di escort. Spero che mi perdoni perché so che è un uomo che non sa portare rancore».
L'ultima stoccata è per Patrizia: «Se avessi saputo che Patrizia D'Addario faceva la escort non l'avrei mai frequentata e tantomeno l'avrei portata ad una cena col presidente. Lei si era presentata come figlia di un imprenditore del settore edile. Ho letto che avrebbe chiesto a me e al presidente di intervenire su una pratica edilizia. Ma vi rendete conto? Ma come si può pensare che il presidente potesse fare qualcosa in un Comune, in una Provincia, in una Regione, tutte amministrate dalla sinistra? Una vera assurdità. «Ne viene fuori - aggiunge Tarantini - che questo è stato soltanto un alibi per coprire la vera missione: un'imboscata al presidente. Quanto deve farsi dare una persona per una patente di questo tipo che le segnerà la vita? La risposta di tutti è: molti, molti soldi».
27/06/2009