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Nell'eredità dell'Avvocato

La saga degli Agnelli
Spuntano le amanti

Una telenovela familiare che si intreccia con complicati meccanismi finanziari in un ginepraio di fondi, finanziarie, fiduciarie, paradisi fiscali. La storia dell'eredità di Gianni Agnelli continua...

Margherita Agnelli Faide interne, rancori mai sopiti, misteri e trame. La storia dell'eredità di Gianni Agnelli ha tutti gli ingredienti di una saga familiare dove la posta in gioco è molto alta: l'impero Fiat. Una telenovela familiare che si intreccia con complicati meccanismi finanziari in un ginepraio di fondi, finanziarie, fiduciarie, paradisi fiscali, carte bollate, dichiarazioni testamentarie, dove ogni soggetto in causa ha qualcosa da rivendicare e il sospetto che la posta in gioco sia in realtà ben più alta di quello che appare. Il giallo ha inizio a giugno 2007, quattro anni dopo la morte di Gianni Agnelli. Il Wall Street Journal spara la notizia in prima pagina. Margherita Agnelli de Pahlen, figlia di Gianni, ha citato in giudizio Franzo Grande Stevens, l'avvocato dell'Avvocato, Gianluigi Gabetti, presidente dell'accomandita Giovanni Agnelli & C. Sapaz e Siegfried Maron, «in qualità di mandatari e gestori del patrimonio personale dell'Avvocato».

 In pratica, gli uomini di fiducia di suo padre. Un'azione legale, recita una nota dello studio Abbatescianni, «intentata con l'unico fine di ottenere un chiaro e completo rendiconto di tutti i beni che compongono l'asse ereditario e sono oggetto di successione». Attualmente l'impero di Torino è controllato da una piccola società, la Dicembre, dove sono presenti i nipoti dell'Avvocato e della quale ha la maggioranza John Elkann, l'erede indicato a guidare il colosso industriale.

Margherita ha messo in campo un pool di avvocati con il mandato di far luce sugli ultimi dieci anni di gestione del patrimonio Agnelli. Margherita, che ha già ereditato un patrimonio di 1 miliardo 166 milioni di euro tra immobili, quadri e altri beni, chiede adesso che venga fatta chiarezza su quei beni all'estero (per un controvalore di circa 1.436 milioni di euro) che, stando alla documentazione depositata presso il tribunale di Torino (che ne discuterà il 30 giugno prossimo), l'Avvocato avrebbe avuto a sua disposizione all'estero. In un documento comparso qualche giorno fa emerge che il banchiere svizzero Siegfried Maron, gestore del patrimonio estero dell'Avvocato, parlò a Margherita dell'esistenza di beni offshore.

Il documento, tra l'altro, cita i consigli che l'avvocato Franzo Grande Stevens, uomo di fiducia del senatore a vita, avrebbe dato a Margherita suggerendole di «rinunciare a contestare le donazioni a terzi» fatte dal presidente della Fiat a persone estranee all'asse ereditario. L'affidavit sostiene che fu lo stesso Grande Stevens a lasciare intendere che si potrebbe trattare di «maitresses» dell'Avvocato. Forbes nel 1990 valutò in 1,7 miliardi di dollari il patrimonio personale di Gianni Agnelli ma stando a quanto sta emergendo in queste settimane si tratterebbe di una stima molto al ribasso. È stata fatta un'ipotesi che si tratterebbe di quasi il doppio.

Da alcune carte in possesso di Margherita e rivelate da Panorama, emergerebbe che la casa di famiglia di Marrakech apparterrebbe ad una «finanziaria lussemburghese di nome Juky (curiosa assonanza con Yaki, il soprannome di John Jacob Elkann, successore dell'avvocato Agnelli alla guida del gruppo)». La casa dello stesso Avvocato a Parigi «l'hanno comprata i 2 fratelli, Lapo e John», così come gli ormeggi delle barche in Costa Azzurra, a Beaulieu, sarebbero stati «venduti attraverso sette finanziarie nei paradisi fiscali».

Sullo sfondo ci sono le relazioni familiari. Lapo Elkann confida al Corriere della Sera il rapporto con Margherita: «nella mia vita non c'è spazio per mia madre». Alle nozze di Ginevra (sorella di John e Lapo) Jaki si sarebbe rifiutato di stringere la mano a Margherita. Ci sono poi le sorelle di Gianni (Clara, Susanna, Maria Sole e Cristiana) che hanno preso le distanze da Margherita. Ieri poi sono emerse alcune carte della Dicembre, la cassaforte degli Agnelli, dalle quali viene fuori che quando l'Avvocato era in vita aveva già tutto predisposto per la successione di John Elkann, pur mantenendo il controllo.

Alla sua morte, il pacchetto del 25,37% detenuto da Gianni Agnelli viene suddiviso fra i tre soci: John, la figlia Margherita e la moglie Marella, con il 33,3% ciascuno. Per mettere al sicuro il controllo di John, Marella dona la sua quota al nipote permettendogli di salire al 58,7% e consentendogli di prendere il posto dell'Avvocato nella proprietà della società semplice.

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Laura Della Pasqua

27/06/2009

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