Rassegna stampa
HOME POLITICA INTERNI-ESTERI ECONOMIA SPORT SPETTACOLI PIZZI..cati channel VIAGGI HI TECH SHOPPING MULTIMEDIA SONDAGGI LAVORO
Roma Latina Frosinone Lazio Nord Abruzzo Molise ABBONAMENTI CASE FINANZA

La sfida impensata alla Guida suprema

Il suo errore è stato scendere in strada quando i muscoli del regime lo avevano impedito, ha osato urlare in faccia ai Basiji, i volontari più zelanti e sanguinari di tutti che devono smetterla di impadronirsi della libertà nel suo paese e restituire agli iraniani la possibilità di urlare e ribellarsi.

Loro l'hanno punita con l'unica legge che conoscono: la forza, il sangue. Così ieri nelle strade di Tehran alcuni ragazzi sono morti mentre chiedevano nuove elezioni e noi suiamo riusciti a scoprirlo solo con internet, su youtube, perche' i giornalisti stranieri non ci devono essere, non bisogna vedere. Ma forse questa volta i crimini dei picchiatori in nome della conservazione e del potere forse non basteranno a fermare le cose perché i giovani non sono più da soli. Lo strappo lo ha consumato anche la politica. Nessuno aveva mai osato tanto: arrivare a sfidare Khamenei, il Leader Supremo. In Iran questo è da anni il pensiero che nessuno osa nemmeno pensare, la parola mai detta, l'ultima follia. Di solito si finisce in galera per molto molto meno, per accenni, mezze parole sussurrate e si viene chiusi tra le mura di Evin che assorbono da sempre le urla di chi è picchiato a morte. Ieri è accaduto l'inimmaginabile. Mir Hussein Moussavi, il mite, l'uomo senza carisma, il riformista tanto misurato da essere per questo criticato da molti, in pochi giorni ha subito la mutazione più radicale di tutte. Ha trovato il linguaggio dell'eroe, del capo popolo disposto ad andare fino in fondo fino al punto di non ritorno. A sfidare il regime e offrire la sua stessa vita per la causa. Memore forse di quei giorni eroici della rivoluzione in cui era uno degli uomini più vicini a Khomeini ha ritrovato la forza, il coraggio. Ha detto di aver fatto le abluzioni rituali, quelle dei martiri di continuare a protestare se lui venisse arrestato. È una mossa che spiazza la palude del regime iraniano che da anni assorbe ogni forma di protesta con la violenza e il silenzio. Khamenei venerdì ha parlato con i toni arroganti di chi sa di essere sempre stato ascoltato, ha aggredito, imposto, stigmatizzato. Ha sbeffeggiato e attaccato l'Occidente, ha detto agli iraniani che era ora di tornare a casa e smetterla di protestare. Non è stato ascoltato. Il regime negli ultimi giorni ha guardato con terrore i segni di un processo che potrebbe mettere in discussione il suo stesso modo di esistere, si sente minacciato dai ragazzi di twitter e di facebook, dai telefonini che sbeffeggiano ogni restrizione, ha scelto ancora una volta la via della repressione. Ma ha fatto male i suoi conti e ora rischia che nel flusso della protesta si inserisca chi da anni culla il sogno di rovesciare il regime. Forse sarebbe stato più' sensato scendere a patti con i giovani e i riformisti ed evitare intrusioni dall'estero, che invece ci saranno. Ma se i capi di una dittatura fossero esseri ragionevoli, sensati e di grande visione, probabilmente non sarebbero alla guida di un regime. E i mullah iraniani non sfuggono a questa regola. Monica Maggioni

Vai alla homepage

21/06/2009










Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro