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Mafia, tredici arresti: sgominata la «filiera» esterna di protezione del superlatitante

Messina Denaro, presi i fiancheggiatori

Successo Nell'operazione impiegati oltre 300 agenti della Polizia di Stato

La «filiera» esterna del sistema di protezione del superlatitante trapanese, Matteo Messina Denaro, come l'ha definita il capo della squadra Mobile di Trapani, Giuseppe Linares, è caduta. A creare uno squarcio nella fitta rete posta a protezione della latitanza del boss di Castelvetrano, è stata ieri la Polizia che con l'operazione «Golem» ha eseguito 13 arresti fra le province di Trapani, Palermo, Roma e Piacenza. In cella con l'accusa di associazione mafiosa, estorsione, traffico di sostanze stupefacenti, trasferimento fraudolento di società e valori e altri gravi reati, sono finiti pregiudicati, imprenditori insospettabili e anche una donna. Secondo gli investigatori gli indagati sono elementi organici o contigui a diverse famiglie mafiose della provincia di Trapani, il cui ruolo occulto di corriere o sostenitore logistico di Messina Denaro è stato confermato anche dai più recenti collaboratori di giustizia. In cella sono finiti Vito Angelo Barruzza, 43 anni (definito il «postino» di Denaro, arrestato a Piacenza), Leonardo Bonafede, 77 anni, l'imprenditore Giuseppe Bonetto, 54 anni, Lea Cataldo, 47 anni, Salvatore Dell'Aquila, 48 anni, Leonardo Ferrante, 65 anni, Franco Indelicato, 40 anni, Giuseppe Indelicato di 36 anni, Aldo Luppino, 53 anni, Giovanni Salvatore Madonia, 43 anni, il cugino del bossi di Castelvetrano, Mario Messina Denaro, 57 anni, e Domenico Nardo, 50 anni. L'inchiesta «Golem», supportata da due anni di intercettazioni ambientali e telefoniche, ha consentito anche di scoprire come, nonostante venisse attivamente ricercato dal 2 giugno 1993 dalle forze dell'ordine italiane, Matteo Messina Denaro avesse una grande capacità di movimento. Il boss, infatti, in questi anni avrebbe effettuato numerosi viaggi in Austria, Svizzera, Grecia, Spagna e Tunisia. Grazie alla collaborazione dell'Interpol, inoltre, la polizia italiana ha anche individuato alcune persone che, all'estero, mantenevano rapporti con il boss. L'indagine «Golem», coordinata dalla Dda di Palermo, ha svelato come il cugino di Messina Denaro, Mario, un imprenditore caseario, rappresentando agli imprenditori oggetto di richieste di «pizzo» la parentela «importante», raccoglieva i soldi delle estorsioni, ma anche come fra Trapani e Roma esistesse un imponente traffico di droga. Scoperti anche i sistemi attraverso i quali i boss trapanesi detenuti, anche al 41 bis, riuscivano a comunicare con l'esterno e ad inviare, e ricevere, messaggi diretti anche al latitante Matteo Messina Denaro. E per questo ieri sono stati perquisiti 15 istituti di pena nei quali sono reclusi una trentina di trapanesi che avrebbero avuto contatti con gli arrestati nell'operazione «Golem». Fra i «pizzini» rinvenuti ce ne è uno, scritto da enaro, nel quale il latitante spiega che «non andrò mai via di mia volontà, ho un codice d'onore da rispettare».

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17/06/2009










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