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catturato gruppo di al qaeda

Pronti a colpire Milano:
presi cinque magrebini

L'attacco sarebbe dovuto avvenire prima delle elezioni politiche. Gli attentati avrebbero consacrato il loro ingresso in Al Qaeda.

Jihadisti ripresi dal Ros di Milano Colpire Milano: è la città di Berlusconi. Far saltare la chiesa a Bologna: c'è una raffigurazione blasfema del Profeta Maometto. Con queste motivazioni la cellula salafita di magrebini aveva scelto nel 2006, alla vigilia delle elezioni, i loro obiettivi. L'attacco infatti sarebbe dovuto avvenire prima delle elezioni politiche al fine di variare il risultato elettorale come avvenne a Madrid il 11 marzo 2004. Gli attentati avrebbe consacrato il loro ingresso in Al Qaeda. Per queste ragioni, cinque magrebini, di cui uno irreperibile e tre già in carcere, sono stati raggiunti da un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta della Procura della Repubblica di Milano. Il gruppo, attivo anche in Algeria, Marocco e Siria, era stato individuato nella primavera del 2006 dai carabinieri del Ros, quando sette magrebini erano stati espulsi dall'Italia grazie al decreto Pisanu.

 Tra i cinque, Houcine Tarkhani, tunisino del 1967 che aveva già in passato subìto condanne in Tunisia per questioni di terrorismo, è stato arrestato e interrogato dal gip di Milano, Simone Luerti, davanti al quale si è proclamato innocente. Il tunisino Houcine Tarkhani è stato bloccato pochi giorni fa in Sicilia: era nel centro di prima accoglienza di Caltanissetta, dopo essere ritornato in Italia su un barcone con altri immigrati. L'uomo, nel 2006, era stato aiutato a fuggire dall'Italia a bordo di un furgone da Sabri Dridi, ritenuto il suo capo, dopo che sui giornali era uscita la notizia della probabile espulsione dall'Italia di alcuni maghrebini sospettati di voler compiere attentati.

Oltre a un marocchino attualmente irreperibile, gli altri destinatari dell'ordinanza sono già tutti detenuti: si tratta di Mohammed ben Hedi M'sahel, tunisino del 1969 detenuto in Marocco, di Amine Ghayour, marocchino del 1980 attualmente in carcere in Marocco,e di Laredj Ameur algerino del 1980 in carcere in Algeria. Secondo quanto riferito, Hedi M'Sahel, allora in carcere in Marocco disse, in dichiarazioni rese agli inquirenti nel 2006, che la scelta di compiere un attentato a Milano era stata motivata dal fatto che «Silvio Berlusconi proveniva da questa città». M'Shael riferisce, tra l'altro, di esser «partito da Damasco alla fine del giugno 2005 al fine di trovare la via per entrare in Iraq e integrarmi con i mujahiddin di Al Qaeda» e di aver avuto contatti con Abu Salah l'algerino, detto il Dottore, mujaeddin operante in Cecenia che aveva avuto contatti con Osama Bin Laden in Sudan.

Le indagini del Ros hanno rivelato una contemporaneità di progettazione tra attentati da compiersi in Europa e in Iraq. Il gruppo infatti voleva colpire anche la sede dei servizi segreti francesi a Parigi e il bar frequentato da questi. Ma i salafiti stavano progettando anche un attentato in Danimarca. I «martiri» doveavno essere reclutati tra i clandestini. Un'altra saldatura assolutamente originale che emerge dalle indagini dei carabiniri dell'anti terrorismo è quella che riguarda le dinamiche jihaidiste e la criminalità comune, soprattutto quella che si occupa di spaccio di stupefacenti, considerata fonte di finanziamento.

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Maurizio Piccirilli

05/06/2009










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