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nuovo libro: brani presi dalla rete

Augias, guru copione

Un tempo gli intellettuali di sinistra scrivevano gratis sui giornali clandestini, rischiavano la vita sulle montagne, passavano qualche anno in carcere...

Corrado Augias ... scrivevano saggi per gli editori di riferimento senza percepire royalties, poi, dopo il '68, è nata questa nuova figura dell'intellettuale di sinistra comodamente seduto in poltrona - soprattutto a Roma, tra Corso di Francia e i Monti Parioli. contrattualizzato profumatamente per decenni dalla Rai, dai giornali e dai settimanali, ricoperto di soldi dalle case editrici, consulente di qualsiasi cosa (salvo fare sempre riferimento al "popolo" e alla "democrazia").

Più aumentava il suo reddito, e più veniva esibito - per calcolo, ma anche per senso di colpa - lo status di intellettuale di sinistra, perché stare a sinistra significava stare dalla parte giusta, e perché parole come "giustizia", "uguaglianza" e "equità" allontanavano il rischio di dire delle cose dure, scomode, coraggiose, "barbariche", spesso foriere di solitudine.

Dopo anni di militanza nelle affumicate e affollate sezioni di partito (l'ultimo intellettuale di sinistra povero è stato i lromanziere e latinista Luca Canali), gli eleganti intellettuali comunisti al caviale si sono ritrovati alle cene giuste, spesso a discutere delle costose bellezze della Toscana, degli affitti a Capalbio, dei costosi cibi biologici, dell'ultima mostra alla Gnam - per poi concludere, sempre, con nonchalance, con un buon "affare". 

Da qualche anno, poi, a certi intellettuali di sinistra è venuto il pallino di Dio, perché parlare di cose umane e concrete è una chiara umiliazione, e quindi giù botte a Dio, che è un "sola", che è una truffa per il popolino,
per non parlare di Gesù, che è un cialtrone, un imbonitore. Mi riferisco ovviamente a Corrado Augias, l'intellettuale col ditino alzato (come ben l'ha definito l'altro giorno, sul Riformista, Luca Mastrantonio), che non solo è totalmente privo del dono del rispetto, della cultura, del mistero e del dubbio, ma copia pure; ma, si badi, non copia da internet per parlare dell'inquinamento dei fiumi, ma copia da internet per parlare di Dio e di fede (un "sola" lui, altro che Dio!).

Epperò nel vuoto culturale più assoluto di oggi - nell'Italia del 2009 dove nessuno legge i grandi filosofi e teologi, oppure Elémire Zolla, o Mircea Eliade, o Ernesto De Martino - i lettori italiani più conformisti hanno eletto Corrado Augias a novello maître à penser della sinistra. Ma ha mai scritto un romanzo memorabile, il signor Augias? Ha mai scritto un saggio serio, seriamente approfondito e "sentito"? E, ancora: ha mai fatto un programma televisivo importante, il signor Augias? In un mondo televisivo dove chi non ha i tempi giusti per parlare in video viene sbattuto fuori, il signor Augias può permettersi il lusso di parlare come una lumaca sbiascicante, di personalizzare i suoi spazi, di rimproverare col ditino alzato chi non la pensi come lui.

Ma quali meriti culturali ha, per fare questo, il signor Augias? Francamente, solo un trombone conformista può vantarsi di essere Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana, Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica e Cavaliere della Legion d'onore della Repubblica Francese. Eppure Augias, ogni giorno, pontifica dalle colonne di Repubblica sullo stato di salute dell'Italia e degli italiani, salvo non muoversi mai dal suo salotto - e, se lo fa, non lo fa certo gratis. Sono convinto di una cosa, e cioè che se tornasse il fascismo come l'abbiamo conosciuto nel secolo scorso, molti intellettuali di destra di oggi diventerebbero antifascisti e salirebbero in montagna a rischiare la vita, mentre Corrado Augias partirebbe immediatamente per Parigi o per New York, magari in nave, con tanto di servitù al seguito. Augias, poi, è un tuttologo improvvisato - farfuglia con saccenteria di arte, di architettura, di politica, di letteratura, di teatro, di storia, di spionaggio, di teologia, di delitti, ecc. - e, in tutto quello che fa, non c'è mai il divino dilettantismo delle persone di genio (penso ad Alberto Savinio), ma c'è il dilettantismo di chi ha le spalle coperte e può intervenire su tutto con lo scettro in mano, perché è diventato un "intoccabile", un appoggiatissimo intellettuale di sinistra a cottimo - salvo farsi eleggere al Parlamento Europeo dal Pds da "indipendente" (neanche il dono della riconoscenza, per la miseria!).

Almeno Mario Alicata era colto, e faceva pedissequa vita di partito. Sono convinto che Augias sia certo di essere un uomo libero, un vero intellettuale, uno che si è costruito la sua posizione da solo, per "chiari meriti". Ma si rassegni: in tv è stato annullato da Lucarelli, nei romanzi gialli è stato stracciato da Carofiglio, nel giornalismo militante è stato divorato da talenti come Saviano, mentre in ambito teologico non c'è partita, perché chiunque ne sa più di lui. Caro Augias, si legga «Del sentire cattolico» di Mario Perniola, sull'importanza del rito che pone nella possibilità del mito (impari, cioè, l'umiltà). Non sarà certo lei a demolire Dio e la speranza di Dio. E se non ha più niente da dire, se non prova più sentimenti, se il suo lavoro è solo una ben retribuita routine, si faccia da parte, ci liberi della sua spocchia e della sua vuota tracotanza. Lei non fa bene né al popolo né alla cultura. Lei fa bene solo a se stesso, e per questo è disposto a tutto, anche a pontificare sull'assenza di Dio, a puntare col ditino alzato la tragica e annichilente solennità del Cristo in croce.

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Andrea Di Consoli

01/06/2009










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