| HOME | POLITICA | INTERNI-ESTERI | ECONOMIA | SPORT | SPETTACOLI | PIZZI..cati channel | VIAGGI | HI TECH | SHOPPING | MULTIMEDIA | SONDAGGI | LAVORO |
Sparuto corteo pieno solo di immigrati. Alla manifestazione contro il G8 dominano gli stranieri. Pochi striscioni e un camion. E in tanti si perdono lungo il percorso.
Flop. E in un pomeriggio di primavera romana i no global, i no G8, i centri sociali, i superstiti dell'estrema sinistra si riuniscono senza fare rumore. Eppure le premesse facevano pensare alla manifestazione dell'anno. All'enorme protesta contro i Grandi del pianeta, in difesa degli immigrati e dei diritti dell'uomo. A un corteo-fiume nel centro di Roma. Ma quando l'orologio batte sulle 14 (orario di partenza), piazza Porta Maggiore - punto di raccolta e d'inizio del corteo - è ancora vuota.
Quei pochi seduti sul bordo delle rotaie del tram iniziano anche ad annoiarsi. Alcuni, in particolare immigrati, sembra non conoscano i motivi della loro presenza qui. Altri si accaniscono: «Vogliamo combattere questo razzismo», dice Basshir che viene dalla Mauritania e ha fatto richiesta di asilo politico. «Però non penso che l'Italia sia razzista», aggiunge. Alex, Emad, Alì, Samuel, Moahmud e Rashid, tutti vogliono protestare contro l'Italia razzista. E sono loro, gli stranieri della Capitale, a fare numero in piazza.
Alle 14.30 sono un centinaio i manifestanti, mezz'ora dopo al massimo cinquecento. Sono le organizzazioni che riuniscono gli stranieri di Roma a portare gente. Nessun black bloc, nessun no global. Gli anarchici sono invisibili. Giusto un po' di musica riesce a movimentare il sabato pomeriggio. Dall'unico camion con sopra i ragazzi della «Rete No G8» vengono distribuiti volantini e srotolati striscioni: «Diritti di cittadinanza globale contro il G8 della crisi e del razzismo», oppure «Alle nostre identità non serve il permesso di nessuno».
Per autofinanziarsi distribuiscono birra alla spina a 2 euro. C'è anche chi vende magliette con stampati i volti del Che e di Stalin a dieci euro. E mentre il dj inizia a «pompare» musica, finalmente piazza di Porta Maggiore si riempie. Si può partire. Alle 16.15, dopo due ore e un quarto, inizia un lungo percorso che perderà per strada almeno la metà delle persone. Al via, infatti, sono in quattromila (secondo gli organizzatori più di diecimila). Finiranno per essere poco più di mille. Un flop. Davanti e dietro il camion cinque lunghi striscioni iniziano ad avanzare dentro Roma, con gli organizzatori (riconoscibili da una t-shirt bianca su cui è verniciata in rosso la scritta «No G8») a scambiarsi urla chiedendo di fare arrivare più persone. «Serve più gente! Più gente qui davanti. E mandate le bandiere dei sindacati in fondo, per favore». Al corteo, infatti, nessuno vuole legami con le sigle. «I sindacati sono la morte del lavoro», spiega Giulia, una giovane studentessa «di sinistra». «Le sigle - dice invece Marco - da quelle ambientaliste ai sindacato, tutte, oggi non servono più. Cancelliamole».
A via Principe Eugenio iniziano i cori. «Siamo tutti dei clandestini», è il leit motiv della manifestazione recitato con vari accenti, dal magrebino allo spagnolo. Il corteo sarebbe passato per Roma inosservato se non fosse che a piazza Vittorio, simbolo della Capitale multietnica, si presenta puntuale il fuoriprogramma. Una decina di ragazzi di destra con la testa rasata, vestiti con magliette nere e jeans, tendono l'«agguato». Parte qualche insulto, tre di loro lanciano delle bottigliette d'acqua ai manifestanti e scappano lungo via Buonarroti. Alcuni «red skin» li inseguono per «punirli». Ma cinque di loro vengono fermati dalla Digos che li fa salire su due auto (qualche ora dopo verranno rilasciati dalla Questura, in mattinata erano stati fermati anche tre baschi incatenatisi a piazza di Spagna), mentre i loro compagni, credendoli fascisti, si accaniscono con calci e pugni sulle auto della polizia.
Il caos si placa e la manifestazione prosegue, perdendo i primi pezzi. Già dopo via Labicana qualcuno inizia a imboccare le vie laterali del centro storico per dileguarsi. Al Colosseo è un corteo dimezzato, al massimo duemila persone. Con il camion lì davanti sempre più solo e la ragazza davanti alla spina a distribuire sempre meno birra. «Che stanchezza», dice Alessandra. «La volontà di manifestare c'era ma inizio a essere esausto», ribatte il ragazzo che le sta a fianco. Difatti il percorso è lunghissimo. Cinque chilometri a piedi scoraggiano i più. Solo passando davanti al Campidoglio c'è uno scatto d'orgoglio per inveire contro il sindaco Alemanno. Ma a piazza Venezia la manifestazione si sgretola. Così, dopo aver percorso largo Argentina e Corso Vittorio, quando il corteo sfocia a piazza Navona è magro ed esausto. I pochi rimasti scattano alla conquista di uno scalino per sedersi. Della grande protesta contro il G8, resta solo l'annuncio.
Dario Martini e Fabio Perugia
31/05/2009