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Una cinquantenne necessita di un trapianto di cellule staminali ma il parente «compatibile» non si offre

Marina Mingarelli FROSINONE «Ma quale legame di sangue, mio fratello mi ha negato l'unica speranza che avevo di guarire».

Lo dice la signora Anna, una donna di 50 anni di Sant'Elia Fimerapido (Frosinone) che da sei mesi ha scoperto di essere affetta da un linfoma, una neoplasia del sangue che la costringe a cicli frequenti di chemioterapia. I medici che la stanno curando le hanno parlato chiaro: potrà salvarsi soltanto se troverà un donatore compatibile che si sottoponga a un trapianto di cellule staminali. Dai test effettuati è venuta fuori la compatibilità con uno dei suoi fratelli. Ma la gioia, la speranza di una guarigione attraverso questo trapianto, è durata veramente poco. Il parente di sangue, contattato dai medici, non si è mai presentato per firmare la documentazione necessaria al consenso. Quell'uomo sa che la vita della sorella è nelle sue mani, sa che soltanto lui può salvarla dalla morte certa. Nonostante questa consapevolezza continua a latitare. Anche il figlio di Anna che ha 33 anni, si è offerto di donare alla madre le cellule del suo midollo. Ma la compatibilità esistente tra lui e la mamma è inferiore a quella tra la donna e il fratello. I medici preferiscono operare Anna sapendo di avere alte percentuali di riuscita, non vogliono rischiare il rigetto. La storia della signora cinquantenne è salita alla ribalta delle cronache perché in un momento di grande amarezza ha scritto una lettera su un sito internet. «Soltanto la mia famiglia, i miei figli e i miei nipoti - aveva scritto Anna - mi danno la forza di andare avanti. Il medico quando ha saputo o che il donatore aveva rifiutato era disgustato. Mio fratello non solo non mi ha dato la possibilità di guarire, ma non mi ha permesso di essere messa in lista in una banca dati. Per questo bastava che firmasse un foglio».

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13/05/2009










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