. L'amministratore delegato della Fiat è visto come l'unico in grado di traghettare la Chrysler dalle sabbie mobili della crisi a un passo dalla bancarotta, alla ristrutturazione e al rilancio. Ciò che Marchionne ha già fatto per la Fiat rimettendo il bilancio a posto e facendole recuperare quote di mercato, è considerato come un modello da seguire anche per la casa di Detroit. In una intervista di alcune settimane fa, Marchionne aveva sottolineato gli «errori industriali delle case automobilistiche americane» che erano riuscite a coprire gli sbagli strategici «con le loro attività finanziarie». Il Washington Post, cita fonti ufficiali dell'amministrazione Obama per sottolineare che l'amministratore delegato della Fiat è considerato come l'unica soluzione possibile per il salvataggio della Chrysler. «L'amministrazione Obama è convinta che Marchionne può fare per Chrysler quello che ha già fatto per Fiat. Marchionne è un manager non convenzionale, ma funziona, dice un membro ufficiale dell'amministrazione Usa, noi crediamo che sia l'uomo giusto in questo momento per Chrysler». «La Chrysler ha bisogno di 6 miliardi di dollari - ricorda il Washington Post - e l'amministrazione Obama è convinta della necessità di un partner per sopravvivere e spinge affinchè l'accordo con Fiat vada a buon fine. L'accordo permetterebbe di produrre auto più piccole e meno inquinanti e per Fiat sarebbe l'occasione per tornare dopo 23 anni sul mercato americano con la Fiat 500 e l'Alfa Romeo». Sui tempi per l'intesa c'è ci pensa che la scadenza (entro fine mese) decisa da Washington, sia troppo stringente. «Raggiungere l'accordo entro la fine del mese è uno sforzo sovraumano», spiega Maryann N. Keller, analista del settore settore auto e autore di un libro su General Motor. «Le necessità finanziarie di Chrysler sono immediate, mentre l'introduzione di auto Fiat richiederà tempo». Keller sottolinea che i tempi lunghi sono richiesti dal fatto che «le auto Fiat hanno bisogno di essere riviste per rispettare le normative americane così come gli stabilimenti Chrylser vanno modificati». Le vetture Fiat potrebbero non comparire negli show room americani prima del 2011. C'è poi una questione sindacale da risolvere. «Chrysler - precisa il quotidiano - deve ancora persuadere il sindacato e i creditori ad accettare profondi tagli. Fiat, il cui rating sul debito è stato ridotto a «junk» da Standard & Poor's, non prevede nessuna immissione di denaro in Chrysler nè alcuna assunzione del suo debito». Secondo alcuni analisti - prosegue il Washington Post - Marchionne sta posizionando la Fiat per farle rilevare asset di Chrysler nel caso in cui la società finisse in bancarotta. Intanto si stanno mobilitando gli obbligazionisti di Chrysler. Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, intendono chiedere al governo Usa una quota azionaria della compagnia che nascerebbe dal matrimonio della casa di Detroit con Fiat in cambio di concessioni sul debito. I creditori della compagnia Usa, capeggiati da grandi banche come JP Morgan, Citigroup e Goldman Sachs, sono quindi pronti a presentare una proposta alternativa a quella della Casa Bianca, che ha chiesto loro di accontentarsi di un miliardo di dollari di nuovi titoli di debito contro i sette miliardi attualmente dovuti da Chrysler.
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15/04/2009