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Thailandia Protesta delle «camicie rosse»

Assalto al vertice dei 16 Paesi asiatici

BANGKOK Folle colorate che chiedono le dimissioni del governo, scontri tra opposte fazioni e con le forze dell'ordine, una nazione spaccata: l'instabilità che la Thailandia sperava di essersi lasciata alle spalle è tornata ieri, con scene che hanno ricordato la «presa» dei due aeroporti di Bangkok.

A Pattaya, un vertice di sedici Paesi asiatici è stato cancellato in seguito all'irruzione di un migliaio di «camicie rosse», sostenitori dell'ex premier in esilio Thaksin Shinawatra, nell'hotel che avrebbe dovuto ospitare il summit. I leader stranieri sono già ripartiti in elicottero e in città è ritornata la calma, tanto che lo stato di emergenza dichiarato in mattinata dal premier Abhisit Vejjajiva è stato revocato in serata. La protesta ha preso le autorità alla sprovvista: pur continuando a chiedere nuove elezioni, venerdì gli oppositori avevano accettato di sospendere le manifestazioni nella località turistica a 140 chilometri da Bangkok, facendo intendere di essere disponibili a un compromesso. Tuttavia, rinvigoriti dai rinforzi arrivati nella notte dalla Capitale, ieri mattina migliaia di attivisti hanno fatto rotta verso il complesso che attendeva l'arrivo dei leader dei Paesi dell'Asean (sud-est asiatico) oltre a quelli di Cina, Giappone, Corea del Sud, India, Australia e Nuova Zelanda. Un gruppo di «camicie blu», movimento finora sconosciuto e subito accusato dai leader delle «camicie rosse» di essere una milizia governativa, ha cercato di sbarrare loro la strada: gli scontri hanno provocato una decina di feriti. Ma la marea rossa, numericamente superiore, è riuscita comunque a raggiungere il resort. A forza di premere è riuscita a sfondare il cordone di sicurezza e la vetrata dell'ingresso, riversandosi poi nell'edificio. A quel punto i politici sono stati fatti partire in tutta fretta in elicottero dal tetto dell'edificio e il vertice è stato rinviato a data da destinarsi.

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12/04/2009










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