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Il ministro Ronchi a Bucarest: niente scuse per le violenze ma disponibilità. Accelerata la ratifica della norma europea per far scontare la pena nel paese del criminale.
Niente scuse.Collaborazione sì, ma di scuse meglio non parlare. Di fronte ai crimini commessi dai propri cittadini in Italia la Romania non si espone. E così la missione a Bucarest del ministro delle Politiche europee, Andrea Ronchi, trova alle prime luci del mattino il «muro» romeno. Ci vorrà tutto il pomeriggio, e ore di lavoro diplomatico, per ammorbidire i toni. È' nella sede del suo omologo, Vasile Puscas, che il ministro delle Politiche europee intuisce che bisognerà ricucire. Dopo i fatti di cronaca, ultimo lo stupro alla Caffarella, Ronchi era partito alla ricerca di una nuova collaborazione con la Romania e per chiedere «il loro impegno affinché i criminali non arrivino in Italia».
Ma i propositi si spezzano quando alla richiesta di mandare un messaggio di solidarietà alle vittime italiane, Puscas risponde freddo: «Questi non sono problemi governativi, ma investigativi. Non è il caso di responsabilizzare i governi». Punto. Nessuna scusa. Eppure la riunione a porte chiuse con Ronchi regala spunti per la cooperazione tra i due Paesi: dalla crisi al pacchetto clima. È la sicurezza però che accende l'incontro. Ronchi spiega che «i criminali non hanno passaporto». Un criminale è un criminale e basta. Il ministro per le Politiche europee chiede con fermezza che la Romania contribuisca al blocco dei suoi delinquenti. Infine tocca il cuore della discussione.
Mostra a Puscas l'emendamento alla legge comunitaria 2008 che permetterà di far scontare la pena, ai condannati stranieri in via definitiva, nel Paese d'origine. E chiede di accorciare i tempi per la ratifica. «Quello che possiamo fare è rafforzare gli accordi che già ci sono», risponde Puscas. Ronchi resta basito. Ma non è finita. L'esponente di An racconta le violenze subite da alcuni cittadini italiani. Batte il pugno sul tavolo. Si sbraccia. E spinge il romeno a dire una parola di solidarietà.
Da Puscas solo occhi sgranati. Silenzio. Eppure i numeri parlano chiaro. Il quaranta per cento dei ricercati romeni è in italia. In italia abbiamo 957 carcerati romeni: di questi 57 sono estradabili, 13 sono stati già trasferiti, 8 sono con la condizionale in italia, il resto ci sono le procedure in corso Nessuna scusa. Tanto che uscendo dalla sede del ministero Ronchi confessa: «Ci sono andato giù duro, gli ho fatto capire che devono fare la loro parte. Puscas però è rimasto terribilmente spiazzato. Vedete, loro hanno un problema culturale». Il «muro», alzato da Puscas, fa salire la tensione all'interno del governo romeno che subito si attiva per riparare. A ora di pranzo si rincorrono le telefonate tra i ministri di Bucarest.
E quando Ronchi scende dall'auto per far visita al presidente del Senato, Mircea Geoana lo accoglie sorridendo: "Ho capito, più sicurezza". Il colloquio ristabilizza i rapporti. La seconda carica più alta in Romania è anche leader del partito social-democratico e sente di dover dire una parola in più: «Impegnerò i ministri per mettere in campo azioni sempre più forti». A Ronchi, Geoana propone una task force per agevolare la comunicazione in caso di emergenza e «per affrontare la grave questione sociale». Verrà creato un pull tecnico-politico in cui la collaborazione interesserà lavoro, immigrazione, sicurezza, politiche europee, polizia e procuratori. Poi il leader del Psd torna a parlare delle violenze. E rompe un tabù: «Sono emozionato e turbato per quello che è successo a Roma». Ma di scuse, niente. Al massimo un po' di solidarietà.
dall'inviato Fabio Perugia
26/03/2009