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Violenza sessuale, molteplici gli episodi dal nord al sud della Penisola. Tra le vittime anche una ragazzina di appena tredici anni abusata dal bidello della scuola.
Non sono mancate le notizie di cronaca su violenze sessuali, perpetrate da stranieri e da italiani su minorenni e donne più mature, neppure ieri, 8 marzo Festa delle donne. Non è servita la dura condanna di sabato del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha definito come «l'ombra più pesante di tutte», la «vergogna e l'infamia delle violenze contro le donne», da condannare comunque, «non fa differenza» la cittadinanza. Né i messaggi e le proposte lanciate ieri durante una manifestazione a Roma che ha visto insieme politici, intellettuali e vip dello spettacolo e neppure i progetti politici per pene più severe e nuovi reati. Nulla sembra arginare questa spirale di violenza dell'uomo che sceglie vittime sempre più deboli, straniere disoccupate e senza lavoro, mogli sottomesse, ragazze giovanissime, figlie, nipoti, non ha importanza: tutte vanno bene per esprimere sopraffazione e umiliazione.
A Milano una donna albanese di 36 anni, che da oltre dieci anni vive regolarmente in Italia lavorando come addetta alle pulizie è stata sequestrata e violentata da suoi connazionali, due fermati dalla polizia, che la volevano obbligare a fare la prostituta. Quindici giorni fa era stata rapita una prima volta, portata nella zona di Monza e messa sulla strada. Ma lei aveva spiegato tutta la situazione a un cliente convincendolo a riportarla a casa a Magenta (Milano). Il gruppo di persecutori, però, non si è dato per vinto e due giorni fa è riuscito nuovamente a sequestrarla portandola questa volta nell'appartamento di Milano dove è stata violentata. Ad un certo punto, facendo finta di essere stata «convinta» da loro, con la scusa di chiedere dei vestiti adatti per prostituirsi, li ha fatti uscire di casa per acquistarli. Subito dopo si è calata dal balcone ed ha chiesto aiuto. Dall'altra parte dell'Italia, invece, un romeno, J.C., di 46 anni, è stato arrestato dai carabinieri a Cosenza per violenza sessuale nei confronti della convivente e della figlia di 22 anni.
L'uomo maltrattava e sottoponeva a violenze sessuali la convivente e la figlia da quando era minorenne ed abitavano ancora in Romania. Le vittime dovevano anche chiedere l'elemosina per strada. La donna ha deciso di mettere fine alle violenze, denunciando l'uomo, solo quando si è resa conto che il compagno ben presto avrebbe rivolto le sue attenzioni anche alla nipotina di 11 anni. Un altro aguzzino, un ragazzo di 19 anni, D.V., incensurato, di Ischia, è stato arrestato l'altro ieri sera dalla polizia con l'accusa di violenza sessuale, reato aggravato perché commesso nei riguardi di una ragazzina di 13 anni. Si è difeso asserendo che la tredicenne è la sua fidanzatina e sostenendo di provare per lei un sentimento di amore. A complicare però la sua posizione c'è anche la circostanza che il giovane lavora come bidello ausiliario,
nell'ambito del servizio civile, nella scuola media da lei frequentata. Secondo l'accusa il giovane ha molestato la minore e le ha chiesto di avere rapporti sessuali ottenendo un rifiuto. Fra i due giovani c'era inoltre uno scambio di foto erotiche, inviate via internet e via cellulare. Ancora sul treno della linea Colico-Lecco, un romeno di 24 anni, S.C., con precedenti penali, è stato arrestato per aver palpeggiato ripetutamente una donna di 36 anni residente a Dervio (Lecco), che stava raggiungendo il posto di lavoro nel capoluogo lecchese. È accaduto giovedì, intorno a mezzogiorno, ma è stato reso noto solo ieri, dopo che il Gip del tribunale di Lecco ha confermato la custodia cautelare in carcere per il giovane straniero con l'accusa di violenza sessuale.
09/03/2009