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Manganelli, capo Polizia

«Esiste l'assoluta incertezza della pena La militarizzazione del Paese non serve»


«Se riusciamo a costruire un sistema che renda certa la pena, potremo dare risposte ai problemi della sicurezza». Lo ha affermato ieri a Modena il Capo della Polizia Antonio Manganelli, nel corso del suo intervento sulla videosorveglianza.

Per Manganelli, «non solo non esiste la certezza della pena, ma esiste una assoluta certezza della incertezza della pena».
Riferendosi poi agli ultimi arresti per stupri avvenuti tra Roma e Bologna, ha spiegato che «quando nel corso del controllo del territorio si arriva a fermare per tre volte la stessa persona, autore di tre fatti gravi nel giro di 14 giorni come riportato dai giornali, evidentemente qualcosa non torna». Un sistema dove alla fine, ha detto ancora Manganelli, non è colpa di nessuno. «O rispondiamo con una risposta certa - ha ribadito - tempestiva, efficace, reale oppure la prospettiva di un castigo che un giorno arriva e non arriva mai, non serve a nessuno». La risposta alla «diffusa domanda di sicurezza», per Manganelli, non può comunque essere la militarizzazione del territorio. «Secondo me - ha spiegato il capo della Polizia - la militarizzazione genera le paure. In un paese blindato viviamo impauriti, non rassicurati».
«L'obiettivo della tranquillità sociale - ha spiegato poi Manganelli - si può realizzare attraverso la partecipazione del cittadino allo svolgersi della vita sociale. Dobbiamo cercare di fare squadra». Il capo della Polizia ha sottolineato inoltre la necessità del coordinamento tra le varie forze dell'ordine «nel rispetto ciascuna dei propri ruoli». Nelle parole di Manganelli una sinergia che vede «lo Stato partner di regioni, province, comuni, associazioni di categoria e di volontariato, partner delle forze sane della società, perché ognuno può fare la sua parte e in questa sinergia può esserci un contributo per il miglioramento delle condizioni di sicurezza». Il tutto con particolare riferimento al campo dell'antiracket, alla necessità di garantire alle vittime del pizzo un contesto, protagoniste le associazioni di categoria, che le rafforzi nel «guadagnare la propria libertà dagli aguzzini».
Mau.Pic.

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21/02/2009










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