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Un affare troppo ghiotto per i boss mafiosi la realizzazione dei parchi eolici nel trapanese per farselo sfuggire. Così sarebbe nato un vero e proprio patto tra i fedelissimi del boss latitante Matteo Messina Denaro e insospettabili politici, burocrati e imprenditori, non solo siciliani, ma anche campani e trentini.
È quanto emerge dall'operazione antimafia che all'alba di oggi ha portato all'esecuzione di otto ordini di custodia cautelare emessi dal gip del tribunale di Palermo, Antonella Consiglio, su richiesta dei pm della Direzione distrettuale antimafia, Piero Angelo Padova e Ambrogio Cartosio.
Gli arresti sono stati eseguiti dai carabinieri del Reparto operativo di Trapani e dagli agenti della polizia in servizio alla Squadra mobile di Trapani. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, corruzione e violazione della legge elettorale. Nell'operazione, denominata «Eolo», sono stati impegnati oltre cento tra poliziotti e carabinieri, per arresti eseguiti in provincia di Trapani (Mazara del Vallo, Marsala, Trapani e Castelvetrano), nonchè a Sala Consilina (Salerno) e a Trento.
Ecco i destinatari delle ordinanze: Giovan Battista Agate, di 66 anni, pluripregiudicato mafioso di Mazara del Vallo, fratello del più noto Mariano Agate; Luigi Franzinelli, 64 anni, imprenditore di Trento; Vito Martino, imprenditore mazarese di 41 anni, già assessore e consigliere comunale di Forza Italia; Melchiorre Saladino, 60 anni, imprenditore di Salemi (Trapani), ritenuto contiguo a Matteo Messina Denaro; Giuseppe Sucameli, mazarese di 60 anni, già architetto del Comune di Mazara del Vallo, attualmente detenuto per associazione mafiosa.
Altri tre sono stati posti agli arresti domiciliari: Baldassare Campana, mazarese di 60 anni, responsabile dello Sportello unico attività produttive del Comune di Mazara del Vallo; Antonino Cottone, mazarese di 73 anni, imprenditore e gestore della «Calcestruzzi Mazara»; Antonio Aquara, 50 anni, imprenditore di Ottati (Salerno).
Secondo quanto emerso dall'operazione 'Eolò, gli indagati finiti in carcere avrebbero consentito alla famiglia mafiosa di Mazara del Vallo, il controllo di attività economiche, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici nel settore della produzione di energia elettrica mediante impianti eolici, anche attraverso lo scambio politico-mafioso di voti. Non solo. Come emerso dall'inchiesta alcuni degli arrestati avrebbero rivelato notizie sottoposte a segreto d'ufficio, riguardanti uno schema di convenzione per la realizzazione di un parco eolico a cura della società "Enerpro".
17/02/2009