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Neve, paesaggio incantato col sole che brilla nel manto bianco, una veste di rara suggestione che restituisce pace, nel regno del silenzio di una montagna incantata. È quella carnica, tanto amata da Eluana che a Paluzza, paese natìo del padre, ci andava d'estate e d'inverno.
Proprio come ce l'hanno mostrata le foto, sempre splendide, in jeans e maglietta o in tenuta da sci. E ora è lì, vicino alle tombe dei nonni Gio Batta e Iolanda. Pare che fosse un suo desiderio, ma si sicuro il più grande era quello di vivere con quel sorriso stampato, sul suo volto e sui giornali, come un testamento. E non stiamo parlando di quello biologico.
Perché in quei boschi di abeti, pini, larici e betulle che circondano la chiesa di San Daniele di Paluzza, Eluana avrebbe voluto starci a lungo, a dominare con lo sguardo la vita da vivere sulla piccola collina della provincia udinese. E invece tra quei monti Eluana ha compiuto il suo ultimo viaggio. Da sola, esattamente come è morta. I genitori hanno evitato di essere presenti al funerale, ufficialmente per sfuggire all'assalto mediatico. Lo stesso, peraltro, che papà Beppino aveva meglio tollerato finché la figlia era ancora viva, fino a quando non è stata condotta alla morte per sentenza. Con l'aiuto del fratello, papà Englaro è riuscito a organizzare il funerale, «come si usa fare da queste parti - ha sempre detto Armando - e cioè con una santa messa, la benedizione e la tumulazione».
In un silenzio quasi irrreale rotto solo dal suono delle campane, tutta Paluzza si è stretta attorno alla famiglia. E in trecento hanno assistito al rito celebrato da don Tarcisio Puntel in una chiesa fredda, scarna, addobbata di rosso. Come avevano anticipato, mamma Saturna e papà Beppino non sono venuti: hanno salutato la figlia per qualche secondo, davanti alla casa di famiglia, facendo deviare di qualche centinaio di metri il corteo di auto che ha accompagnato Eluana dalla cappella mortuaria dell'ospedale di Udine fino alla chiesetta di San Daniele.
In una bara di legno chiaro ricoperta da rose rosse su bianchi bucaneve, Eluana è stata idealmente accolta da don Puntel. Poi il rito. Semplice, accompagnato da canti gregoriani e salmodie friulane della tradizione più antica. Dopo le letture di Giobbe e del Vangelo delle Beatitudini, nell'omelia don Puntel ha voluto ricordare Eluana, «Sei come una stella alpina rinata sulle rocce dopo un lungo inverno», e ricucire con la famiglia uno strappo che in alcuni momenti era parso insanabile: «La Chiesa - ha detto - non è mai stata estranea al vostro dolore».
Marino Collacciani
13/02/2009