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L'eutanasia non è mai una soluzione, è anzi la soluzione più falsa e indegna per l'essere umano. In occasione della «Giornata della Vita» Benedetto XVI torna a condannare senza appello il ricorso alla «dolce morte», tra gli applausi della folla riunita in piazza San Pietro ad ascoltare l'Angelus.
Nomina il coraggio, il Papa; parla della volontà di resistere al ricatto della sofferenza dei malati e dei loro familiari, al patimento che spesso induce a decidere per scorciatoie ignobili. «Dobbiamo annunciare la verità - ammonisce Benedetto alzando il tono della sua voce - dobbiamo, quindi, dire con chiarezza che l'eutanasia è una falsa soluzione al dramma della sofferenza, una soluzione non degna dell'uomo».
Nessun dolore e nessun dramma possono insomma giustificare, in un'ottica cristiana e umanitaria, la somministrazione di farmaci o di pratiche mediche che accelerino il decesso del paziente. Perché «la vera risposta non può essere dare la morte, per quanto "dolce", ma testimoniare l'amore che aiuta ad affrontare il dolore e l'agonia in modo umano».
Nella giornata che i vescovi italiani hanno voluto dedicare alla «Forza della Vita nella Sofferenza», Benedetto XVI non poteva che ribadire con determinazione le posizioni della Chiesa di Roma sul tema della difesa dell'esistenza umana. Il riferimento diretto a Eluana Englaro, la ragazza in coma irreversibile che in questi giorni potrebbe vivere le sue ore finali per il decreto di una sentenza di tribunale, nelle parole dei Benedetto non c'è.
Ma è chiaro che il pensiero corre a un caso rispetto al quale le gerarchie nel corso degli ultimi mesi si sono più volte pronunciate esplicitamente: non è ammissibile che l'uomo possa togliere la vita a un altro uomo, tantomeno attraverso la sottrazione di cibo e acqua. Non esiste infatti, per Benedetto, pena che non trovi giustificazione e comprensione nel Signore. «Siamone certi - ha detto il Papa - nessuna lacrima, né di chi soffre né di chi gli sta vicino, va perduta davanti a Dio».
L'acclamazione al discorso del Pontefice giunge più volte, da una piazza San Pietro molto affollata in cui si sono riuniti numerosi esponenti del Movimento per la Vita. L'esempio che Benedetto propone loro è quello di Cristo: «Gesù soffre e muore in croce per amore. In questo modo, a ben vedere, ha dato senso alla nostra sofferenza, un senso che molti uomini e donne di ogni epoca hanno capito e fatto proprio, sperimentando serenità profonda anche nell'amarezza di dure prove fisiche e morali».
In tali condizioni di dolore è a Dio che bisogna affidarsi con fiducia, nonché a tutti coloro che, intorno al malato e ai suoi congiunti, operano con impegno al servizio della vita in ogni sua fase: operatori sanitari, sacerdoti, religiosi, ricercatori, volontari.
Rodolfo Lorenzoni
02/02/2009