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Le camere a gas? Sono state usate «per disinfettare». In un momento delicatissimo per i rapporti interconfessionali, riesplode il caso del negazionismo propugnato da alcuni esponenti lefebvriani.
A pronunciare questo nuovo proclama revisionista è stato infatti don Floriano Abrahamowicz, capo della comunità lefebvriana del Nordest d'Italia, già noto alle cronache nazionali per aver celebrato nel settembre 2007 a Lanzago di Silea una messa in latino per il leader della Lega Nord Umberto Bossi. Don Floriano in un'intervista ha dichiarato che l'unica cosa certa, per quanto gli è dato sapere, è che le camere a gas sono state usate a scopi igienici.
Non solo: il sacerdote ha anche rilanciato la teoria secondo cui i numeri delle vittime dell'Olocausto sarebbero «un problema secondario», un particolare irrilevante, anche perché si tratterebbe di cifre stabilite dagli stessi capi della comunità ebraica subito dopo la liberazione, sull'onda dell'emotività. «Nella foga sono stati sparati dei dati - ha asserito don Abrahamowicz alludendo alla quantità delle vittime dei campi nazisti - ma come si poteva sapere che fossero dati giusti?». Di nuovo affermazioni spericolate e insultanti, dunque, che rischiano di riportare alle stelle la tensione di larga parte delle Comunità ebraiche.
È stato infatti confermato l'annullamento di un rilevante incontro religioso e diplomatico, che era stato fissato per i primi giorni di marzo, tra esponenti vaticani e rappresentanti ebraici. Inoltre Oded Wiener, direttore generale del Grande Rabbinato, ha spiegato di aver scritto una lettera al cardinale Walter Kasper, responsabile vaticano dei rapporti con gli ebrei, in cui si lamenta che la Santa Sede abbia reintegrato il vescovo ordinato dall'arcivescovo anticonciliare Marcel Lefebvre senza aver ottenuto dal prelato pubbliche scuse.
Intanto la gerarchia cattolica sottolinea che solo e soltanto il discorso pronunciato mercoledì da Benedetto XVI definisce la posizione della Chiesa. «Le parole così chiare ed esplicite del Santo Padre - ha ribadito l'arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi - sono le parole della Chiesa».
Rodolfo Lorenzoni
30/01/2009