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il terrorista getta fango sui parenti delle vittime

Torta e interviste, la bella vita in carcere di Cesare Battisti

Televisione, giornali. Interviste ai più importanti giornali del Brasile. E ancora. Torta con le candeline e visite importanti, compreso il sindaco di Forteleza, il giorno del compleanno il 18 dicembre. Questa la dura vita in carcere di Papuda a Brasilia di Cesare Battisti condannato a due ergastoli in Italia.

Cesare Battisti Nessuna indiscrezione: è lo stesso killer dei Proletari armati per il comunismo che racconta le «sue prigioni» a Luiza Vilaméa reporter di «Istoè» prestigioso periodico brasiliano. Si è messo anche in posa per Roberto Castro che ha fotografato Battisti per il servizio di copertina del giornale.


Nel reportage, realizzato nel penitenziario dove è rinchiuso, Cesare Battisti parla di tutto. «L'idea della mia fuga in Brasile fu di un agente dei servizi segreti francesi». Battisti ribadisce quindi di «non aver mai ammazzato nessuno: io non sono mai stato un militante militare di nessuna organizzazione...Uscii dai Proletari armati per il comunismo nel maggio del 1978, dopo la morte di Aldo Moro». Il giornale chiede quindi all'ex terrorista di Alberto Torregiani, il figlio del gioielliere Pierluigi costretto sulla sedia a rotelle a seguito di un attentato dei Pac. «Quello che sta facendo Alberto Torregiani è triste - afferma - Lui sa che io non ho nulla a che fare con tutto questo, c'è stato uno scambio di lettere, una corrispondenza di amicizia, sincerità e rispetto. Ma lui soffre le pressioni da parte del governo italiano, perchè, dopo tanti anni di lotte, ha ottenuto una pensione come vittima del terrorismo...Gli stanno facendo pressioni, perchè potrebbero ritirargliela».


 Pierluigi Torregiani replica senza timori. «C'è stato uno scambio di lettere. È vero - risponde Alberto Torregiani - Non ha mai chiesto scusa o perdono. Ha continuato a dire che quello che faccio lo faccio per soldi. Mai chiesto soldi a nessuno per interviste e nessuna pressione dallo Stato. La mia opinione nei suoi confronti non cambia».


In un altro passaggio della lunga intervista che occupa sei pagine del giornale, Battisti spiega che «La lotta armata fu un errore, ora non credo si possa fare una rivoluzione con le armi, io non ho mai sparato a nessuno, ma ho usato le armi in azioni per finanziare le organizzazioni», ammette poi l'ex terrorista, divenuto uno scrittore di libri noir, affermando che, se potesse cambiare qualcosa nella sua vita, di certo «non cambierei le mie idee, cambierei i mezzi per raggiungere i risultati». Ammettendo così di aver partecipato alla lotta armata.
 

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Maurizio Piccirilli

30/01/2009

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