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Aspettiamoci tranquillamente una raffica di ricorsi e un sospiro di sollievo globale per quanti non hanno ancora pagato le infrazioni commesse nei crocevia «guardati a vista» dai T-red, meglio conosciuti come «semafori intelligenti».
Ma più che altro piazzati lì da amministratori furbi, pronti a fare cassa in barba alla prevenzione sulla sicurezza stradaòle. Quella vera. Insomma, la notizia suona come una liberazione: per ordine del gip scaligero Sandro Sperandio, su richiesta del Pm Valerio Ardito, i carabinieri di Desio (Milano) e San Bonifacio (Verona) hanno arrestato l'ideatore e distributore dei T-Red. Così, in manette, nell'ambito dell'inchiesta che vede indagate altre 108 persone, è finito Stefano Arrighetti, 45 anni di Seregno (Milano), amministratore unico della Kria di Desio, accusato di frode nelle pubbliche forniture. Secondo gli investigatori Arrighetti avrebbe omologato solo la telecamera e non avrebbe chiesto - e, quindi, mai ottenuto dal Ministero dei Trasporti - l'omologazione dell'hardware dell'apparecchiatura che fa funzionare l'intero sistema.
Tuttavia, ai timori degli automobilisti corrispondeva una grande soddisfazione finanziaria delle amministrazioni. Ci sono stati Comuni che, in due anni, alla voce contravvenzioni del codice della strada hanno visto un aumento del 300% delle entrate dopo l'installazione dei T-Red. Certo, è «simpatico» decidere in giunta di comprare questa sorta di slot-machines mangiasoldi e piazzarle agli incroci: una «pesca miracolosa» estremamente reddiizia.
E non finisce qui. Alcuni comandanti della polizia municipale hanno ricevuto un bonus fino al 20% sull'indennità di servizio. Così tra i 109 indagati figurano 63 comandanti di polizia municipale tra i quali l'ex responsabile di Perugia e il comandante di Mogliano Veneto (Treviso), 39 amministratori pubblici e sette amministratori di società private. È di Lerici (La Spezia), invece, l'unico comandante della polizia municipale in Italia che già nel 2007 aveva fiutato l'anomalia dei T-red per il rilevamento delle infrazioni, sia negli autovelox, che nei semafori intelligenti con fotocamera.
Dal canto suo, il comandante Roberto Franzini già due anni fa si rese conto che i dispositivi erano «taroccati»: si rifiutò di avvallare 8.500 sanzioni emesse sulla base degli autovelox e 1.600 del semaforo. «Fui oggetto di intimidazioni - racconta il comandante -. L'azienda privata mi disse che sarei stato denunciato per danno erariale, perché impedivo un bel guadagno».
Marino Collacciani
30/01/2009