| HOME | POLITICA | INTERNI-ESTERI | ECONOMIA | SPORT | SPETTACOLI | PIZZI..cati channel | VIAGGI | HI TECH | SHOPPING | MULTIMEDIA | SONDAGGI | LAVORO |
Solidarietà «piena e indiscutibile» agli ebrei. Condanna del negazionismo e del revisionismo sull'Olocausto.
E un deciso monito, di carattere teologico oltre che politico, ai vescovi lefebvriani recentemente riaccolti nella Chiesa, perchè riconoscano senza indugio il Concilio Vaticano II e le sue indiscutibili acquisizioni. L'intervento chiarificatore di Benedetto XVI è arrivato nell'udienza generale ieri, a dipanare una matassa diplomatica che stava diventando intricatissima, nell'intento di porre fine alla cascata di polemiche e di indignazione generata dalle dichiarazioni antiebree del vescovo Richard Williamson.
Il Papa si è rivolto agli ebrei come «nostri fratelli destinatari della prima alleanza» e, ricordando le sue ripetute visite ad Auschwitz, ha richiamato alla memoria dei fedeli e delle nuove generazioni la Shoah, affinchè essa possa insegnare a tutti il valore dell'ascolto e del dialogo. Ma il dialogo interreligioso ieri aveva subìto un'altra temporanea battuta d'arresto, che le parole del Papa non hanno potuto evitare.
Il rabbinato di Israele aveva infatti annunciato la rottura a tempo indefinito dei rapporti ufficiali con il Vaticano, in una lettera arrivata agli organi di stampa prima di raggiungere il legittimo destinatario della Santa Sede, ovvero il cardinale Walter Kasper, responsabile della Commissione per i rapporti con gli ebrei. All'origine della decisione diplomatica ancora una volta le affermazioni del vescovo negazionista britannico.
Il quale, per parte sua, ha tenuto a ribadire la sua posizione, se possibile rincarando la dose: «Sulle camere a gas le prove non ci sono - ha spiegato Williamson - e certo io non cambio idea».
Le parole del Pontefice hanno tuttavia segnato uno spartiacque decisivo nella vicenda. La condanna di qualsiasi tesi revisionista da parte di Benedetto è stata infatti nettissima e inequivocabile, così come la negazione di qualunque legame tra il «perdono» concesso ai vescovi tradizionalisti e le opinioni di Williamson.
La remissione della scomunica è stata insomma un gesto paterno, che nulla ha a che vedere con idee da ritenersi indegne, peraltro ripudiate ufficialmente dagli stessi lefebvriani.
E infatti le reazioni favorevoli del mondo ebraico non si sono fatte attendere, con il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni che ha immediatamente definito le parole del Papa «necessarie e benvenute». E poi con il Gran Rabbinato di Gerusalemme, che ha fatto sapere di considerarle «un grande passo in avanti per la soluzione della questione». Infine anche l'ambasciatore israeliano presso la Santa Sede, Mordechay Lewy, si è detto «molto contento di una dichiarazione di così alto livello da parte della Santa Sede, che chiarisce molte cose e aiuta a superare gli equivoci». Dichiarazioni che lasciano ben sperare in una risoluzione definitiva delle tensioni interconfessionali: le rispettive diplomazie possono ora riprendere a lavorare per giungere alla ufficializzazione della visita di Benedetto in Israele, prevista per il prossimo maggio.
Rodolfo Lorenzoni
29/01/2009