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L'America di Obama viene subito turbata da un video: un esponente di al-Qaeda, Abu Yahya Al-Libi, ha incitato a sferrare attentati contro l'Occidente, citando in particolare Stati Uniti e Gran Bretagna, come vendetta per il violento attacco israeliano a Gaza.
La minaccia è stata annunciata tramite un video-tape diffuso sul Web. Ma il neo-presidente ieri ha avuto molto altro da fare. E sono arrivate le prime deicisoni. Guantanamo chiusa entro un anno. Stop ai processi militari. Niente metodi d'interrogatorio che assomiglino a torture e niente più prigioni segrete della Cia. Riesame della posizione di tutti i detenuti della guerra al terrorismo, ma con il Pentagono non più protagonista. E non solo. Obama mette la quarta. Subito una missione in Medio Orinete per garantire la tregua tra Israele e Hamas.
Nomina di due inviati speciali per le aree di crisi: Richard Holbrooke, inviato speciale in Afghanistan e Pakistan e George Mitchell per il Medio Oriente per garantire la tregua.. È la raffica di decisioni con cui Barack Obama, al secondo giorno pieno di lavoro come presidente degli Stati Uniti, ha cominciato a prendere a colpi di piccone l'eredità di George W.Bush.
«Rispetteremo la regola che dice che noi non torturiamo», ha detto Obama nello Studio Ovale, firmando tre ordini esecutivi che rappresentano una svolta nella lotta al terrorismo dell'America. «Intendiamo vincere questa battaglia - ha detto Obama - ma la vinceremo con i nostri mezzi». Cioè nel rispetto della Costituzione, dei vincoli imposti dalla Convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra e su valori e ideali «che risalgono all'epoca dei nostri padri fondatori».
Per il nuovo presidente è stato il momento di mantenere, con la massima enfasi, la promessa elettorale di chiudere la pagina delle misure eccezionali per la lotta al terrorismo aperta dalla Casa Bianca di Bush dopo l'11 settembre 2001. Nel frattempo si fa ritrarre dietro alla scrivania ottocentesca nello Studio Ovale, impegnato a far chiamate da un telefono fisso.
Marco Bardazzi
23/01/2009