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Il reverendo Robinson aprirà le cerimonie a Washington

Il vescovo gay "battezzerà" Obama

Mentre Bush si congeda, un vescovo episcopale apertamente gay salirà sulla scalinata del Lincoln Memorial a Washington. Il reverendo Gene Robinson pronuncerà la preghiera che domenica prossima, alla presenza di Barack Obama, darà il via ai festeggiamenti dell'Insediamento.

Obama 62 anni, divorziato, padre di due figlie e due volte nonno, Robinson fu consacrato tra forti polemiche nel 2003 vescovo del New Hampshire e l'anno scorso ha celebrato l'unione civile con Mark Andrews, l'uomo che da 19 anni è il suo compagno di vita.


La campagna di Obama ha smentito che l'incarico affidato al vescovo apertamente omosessuale sia una risposta alle polemiche suscitate per la scelta di Rick Warren, un pastore evangelico che ha paragonato i matrimoni omosex «alle nozze incestuose tra fratello e sorella», per la benedizione del giuramento il 20 gennaio. «Robinson era nei programmi prima che arrivassero le critiche su Warren», ha detto una fonte vicina a Obama.
«È un gesto di dialogo per unire l'America», aveva proclamato lo stesso presidente eletto in una conferenza stampa a metà dicembre a Chicago. Lo stesso impegno al dialogo ha indotto Obama ad un altro gesto di apertura e integrazione: il 21 gennaio sarà per la prima volta una donna prete, la reverendo Sharon Watkins, a pronunciare la predica del National Prayer Service, il tradizionale appuntamento interconfessionale che chiude il calendario dell'insediamento.


Intanto ieri Bush, nel suo bilancio di fine mandato, ha difeso con vigore le sue scelte ammettendo anche qualche errore. E ha avvertito Barack Obama: la minaccia più grande resta quella di un attacco terroristico in patria. Bush è apparso particolarmente animato nel negare che sotto il suo mandato sia stato danneggiato «il prestigio morale dell'America» con vicende come Guantanamo e le torture ai presunti terroristi. «La gente sa che l'America sta sempre dalla parte della libertà - ha replicato - Certo c'è chi in Europa ha detto che non avremmo dovuto iniziare la guerra in Iraq senza un mandato, ma si tratta di pochi paesi».


Bush ha detto che la Corea del Nord e l'Iran «sono ancora paesi pericolosi». E che se la democrazia riuscirà a sopravvivere in Iraq anche nel lungo termine resta una questione aperta. Alla richiesta di indicare i suoi maggiori errori, il presidente Usa ha indicato: lo striscione «Missione Compiuta» pochi mesi dopo l'inizio della guerra in Iraq, il linguaggio a volte troppo aggressivo (tipo »lo prenderemo vivo o morto«), le torture del carcere di Abu Ghraib e il mancato ritrovamento delle armi di distruzione di massa in Iraq, una battaglia per la riforma della Sicurezza Sociale che non è andata da nessuna parte.

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13/01/2009










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