Il primo pensiero va alla predisposizione di una forza di interposizione - tipo Libano, per intendersi - per separare i contendenti. Ma separare chi, e da chi? Troppe sono, in prima analisi, le entità e le forze da tenere separate, almeno finché prevarrà la ragione. A sud, sarebbe necessario «separare» la striscia dall'Egitto, sopra e sotto la superficie terrestre. Visto che non si vogliono muri, si potrebbe schierare questa forza lungo tutto il confine con Israele, ma sarebbe uno schieramento senza profondità, quindi inutile, visto che la larghezza della striscia varia da sei a dodici chilometri. Non dimentichiamo poi che Hamas e Jihad islamica hanno combattuto Fatah armi in pugno, per cui occorrerebbe anche una separazione interna, a macchia di leopardo, tra le opposte fazioni. Il tutto dovrebbe avvenire con il consenso del «sovrano territoriale», visto che la carta dell'Onu non prevede operazioni diverse né al capitolo VI né al VII, dove si parla di supporto alla pace e alla sicurezza internazionale. Supponiamo, ma i dubbi sono consistenti e legittimi, che sia Israele che Egitto autorizzino, quale dovrà essere l'Autorità autorizzante, quindi cooperante, all'interno di Gaza? Si pone poi il problema di capire quale composizione di forza abbia maggiori possibilità di godere della fiducia di tutti, presupposto indispensabile per essere accettata. Certamente non una forza Nato, o della Lega Araba. Potrebbe forse essere una forza mista arabo-europea, o turca, o dei paesi dell'est…Si potrebbe continuare.
Non voglio essere pessimista, ma oggi non vedo una soluzione di interposizione classica. Occorre che il partito armato sia debellato, che i palestinesi ritornino uniti e che all'interno di Gaza, piuttosto che ai confini, vi sia una forza specialistica, magari con il casco azzurro, autorizzata a scoprire e distruggere gli armamenti ancora esistenti e a impedire nuovi stoccaggi. Ciò potrebbe essere possibile. Poi, con elezioni controllate, occorrerà un cambio generazionale che sappia cogliere l'occasione della tregua, prima o poi ci sarà, per creare un momento di discontinuità. Sperando che non sia già troppo tardi. È il senso, credo, del messaggio del Santo Padre.
Mario Arpino
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10/01/2009