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L'appello da Ginevra: troppo pochi gli aiuti internazionali

La Croce rossa: «Dopo 11 giorni siamo in piena crisi umanitaria»

John Voice

Una crisi umanitaria «totale». Dopo undici giorni di assedio la striscia di Gaza è ormai in una situazione di collasso. Le condizioni dei civili sono state definite «chiaramente intollerabili», oltre che «estreme e traumatiche».

Anche se l'accesso dei soccorsi è stato facilitato, l'intensità dei combattimenti impedisce di raggiungere gran parte delle vittime dei bombardamenti.
Pierre Kraehenbuehl, responsabile per la Croce Rossa a Gaza, non ha esitato a definire così la situazione della popolazione civile della Striscia mentre il suo staff descrive l'ultima notte come «la più spaventosa fino ad adesso».
«Siamo estremamente preoccupati per il numero crescente di civili morti e feriti e di infrastrutture civili, tra cui ospedali, colpite dalle operazioni militari israeliane», dice Kraehenbuehl da Ginevra. E nonostante «la dichiarata volontà delle autorità israeliane di facilitare» i soccorsi umanitari, aggiunge, non si riesce a farli arrivare alle vittime per l'intensità dei combattimenti.
Nel quartier generale della Croce Rossa ieri era giunta notizia di un'ambulanza palestinese colpita nella notte al campo profughi di Jabaliya, lo stesso della strage nella scuola-rifugio dell'Unrwa. E anche di due ospedali che stavano per esaurire le riserve per i generatori, e di feriti irraggiungibili per le ambulanze. Tre cliniche mobili dell'organizzazione umanitaria danese Folkekirkense Noedhjaelp (DanChurchAid) sono state bombardate e distrutte dall'esercito israeliano nonostante le insegne bene in vista, ha riferito il segretario Henrik Stubkjaer. Che senza mezzi termini ha parlato di bombardamenti che «prendono di mira direttamente obiettivi umanitari». Mentre dalla clandestinità il leader di Hamas a Gaza Ismail Haniyeh ha paragonato l'attacco israeliano a quello atomico americano su Hiroshima e Nagasaki.
Ma è proprio Hamas ad essere chiamato in causa da Israele come responsabile delle sofferenze della popolazione civile. Ieri il quotidiano israeliano Haaretz ha riferito che alcuni dirigenti dell'organizzazione avrebbero trovato rifugio in un ospedale di Gaza e in edifici vicini alla Croce Rossa e altre organizzazioni Onu. Mentre un rapporto diffuso dal centro israeliano di intelligence Iicc parla esplicitamente di civili usati come scudi umani da parte di Hamas, con strutture militari e operative poste in campi profughi densamente popolati e nei pressi di moschee, scuole e ospedali. Quanto agli aiuti, precisa l'ong The Israel Project in uno dei quotidiani aggiornamenti per la stampa di «Gaza by numbers», dall'inizio dell'offensiva sono stati fatti entrare a Gaza circa 400 camion di aiuti umanitari e 10 mila tonnellate di generi di soccorso su richiesta di vari soggetti internazionali, fra cui l'Anp.
Incontrando il ministro degli Esteri, Franco Frattini, l'ambasciatore israeliano in Italia Gideon Mair ha assicurato che in giornata sarebbero entrati nella Striscia 73 tir con generi di prima necessità, e che sono allo studio iniziative mirate per fornire energia a Gaza.
Da parte sua, Frattini ha annunciato un «pacchetto» italiano di aiuti urgenti per Gaza, e l'intento di coinvolgere anche i paesi del G8, nel quadro della presidenza italiana, per un piano di interventi immediati».
Aiuti sono annunciati anche da altri Paesi come Francia, Belgio e Arabia Saudita. Ma proprio dal Belgio il Commissario europeo per lo Sviluppo Luis Michel ha stimato che solo un sesto del fabbisogno giornaliero di aiuti è finora potuto entrare a Gaza, mentre l'Unrwa ha denunciato come la popolazione sia bloccata nella Striscia senza possibilità di fuga. Da qui la richiesta del commissariato Onu per i rifugiati all'Egitto di aprire la sua frontiera con Gaza e quella dell'Unrwa a Israele per la riapertura di due valichi al nord per far passare gli aiuti.
Tuttavia, ha spiegato all'Apf una rappresentante del Programma alimentare mondiale, è la distribuzione ad essere difficile sia per mancanza di personale che per la paura della gente di recarsi a ricevere gli aiuti, tanto che si sono potute raggiungere solo 65.000 delle 265.000 che sarebbe stato possibile raggiungere.

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07/01/2009










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