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L'offensiva israeliana

Bombe su una scuola, strage di bimbi

Una strage di palestinesi ha marcato ieri il terzo giorno dell'offensiva terrestre di Israele nella Striscia di Gaza, messa a ferro e fuoco in un'avanzata martellante contrastata dai miliziani di Hamas che hanno risposto con lanci di razzi fino a 35 km da Tel Aviv.

gaza Almeno 42 persone, per lo più donne e bambini, secondo fonti locali, 30 stando a fonti Onu, sono rimaste uccise e varie decine ferite in un bombardamento dell'artiglieria israeliana su una scuola gestita dall'Onu a Jabaliya, nelle vicinanze di Gaza City. La scuola dell'Unrwa (l'agenzia Onu per il soccorso ai profughi palestinesi) era in quel momento gremita da sfollati appena giunti dal Nord della Striscia, in particolare dalla località di Beit Lahya. L'edificio, secondo la versione israeliana del grave incidente, è stato fatto segno ai colpi dell'artiglieria dopo che miliziani di Hamas nascosti al suo interno avevano esploso colpi di mortaio contro un'unità di fanteria.
Fonti militari israeliane hanno riferito che negli ultimi giorni sono aumentati gli episodi in cui miliziani di Hamas hanno attaccato i soldati dall'interno di scuole, ospedali e moschee nonché da zone residenziali e proprio ieri un centro di intelligence israeliano ha pubblicato un rapporto nel quale - dati e foto alla mano - si denuncia «l'uso cinico e spietato che Hamas» fa dei civili come scudi umani.
Nelle moschee di Gaza, nella serata di ieri, gli imam hanno recitato versi di lutto dal Corano esortando i fedeli a pregare per le vittime. Dagli altoparlanti dei minareti sono stati anche diffusi messaggi di rabbia e minacce nei confronti dello Stato ebraico.
All'11.mo giorno dall'inizio dell'operazione «Piombo fuso», le truppe israeliane hanno proseguito nella loro avanzata su Gaza City, che sarebbe completamente circondata, e stamani i carri armati sono entrati prima dell'alba a Khan Younis, la principale città nel Sud della Striscia.
Dal canto suo, Hamas ha per la prima volta fatto ricorso a razzi di gittata maggiore di quelli sinora esplosi e ne ha scagliati alcuni che hanno raggiunto ieri mattina la località di Ghedera, 45 km a Nord-Est dalla Striscia e ad appena 35 da Tel Aviv. Diversi razzi sono caduti anche ad Ashdod, Yavne e Beer Sheva, senza però fare vittime.
L'incursione di ieri nel quartiere di Abassa (a Est di Khan Younis), è la prima delle forze israeliane in una roccaforte di Hamas dall'inizio dell'offensiva di terra. Duri scontri sul campo sono divampati anche a Deir el-Balah e Bureij, nella zona centrale della Striscia. Altri scontri sono avvenuti nel campo profughi di Jabaliya, a Nord di Gaza City, dove l'esercito ha probabilmente ucciso un capo militare di Hamas, Iman Siam, responsabile - secondo i servizi segreti israeliani - dei progetti di lanci di razzi. Non sono cessati nemmeno i bombardamenti dal mare. A Deir el-Balah l'artiglieria navale israeliana avrebbe fatto almeno dieci vittime.
Come nei giorni scorsi, anche ieri Israele ha autorizzato l'ingresso di aiuti umanitari destinati alla popolazione palestinese e una ottantina di camion sono entrati dal transito di Kerem Shalom, all'estremità meridionale della Striscia, dove non si segnalano combattimenti.
Intanto i servizi medici della Striscia hanno reso noto che, dall'inizio dell'offensiva israeliana il 27 dicembre, almeno 635 palestinesi sono stati uccisi e più di 2.900 feriti.
 

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Furio Morroni

07/01/2009










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