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Benedetto XVI ha implorato Israele e Hamas di porre immediatemente fine al conflitto

Il Papa: «Fermatevi»
L'Angelus Accorato appello: «La guerra non è la soluzione»

CITTÀ DEL VATICANO Basta, fermatevi: Papa Benedetto XVI ha implorato ieri Israele ed Hamas di porre «immediata fine» al «tragico» conflitto nella Striscia di Gaza, ed ha chiesto «giustizia e pace» per la Terra Santa.


Quello del Pontefice doveva essere un Angelus domenicale dedicato esclusivamente a riflessioni sul significato cristiano del Natale, spesso coperto dal «frastuono» delle corsa ai regali e dal consumismo. Le notizie drammatiche da Gaza, l'escalation di guerra con l'invasione terrestre dell'esercito israeliano nella Striscia abitata da più di un milione e mezzo di palestinesi, hanno imposto - all'ultimo momento e con una decisione concordata con la Segreteria di Stato vaticana - una scaletta diversa per il discorso di Ratzinger che si è rivolto esplicitamente ai «responsabili di entrambi i fronti, israeliano e palestinese» per chiedere di far tacere le armi.
Nel suo appello, Benedetto XVI ha mantenuto un rigoroso equilibrio diplomatico tra le parti in conflitto: si è schierato però decisamente con le popolazioni civili (ha usato il plurale), vittime, ancora una volta delle violenze. In maggio - secondo quanto annunciato dallo stesso patriarca latino di Gerusalemme, mons. Fouad Twal - il Papa dovrebbe recarsi in visita in Terra Santa, con tappe in Giordania,a Gerusalemme, Betlemme e Nazareth. Si tratta di un viaggio delicato, complesso, legato a tante variabili: la Santa Sede non lo ha ancora confermato ufficialmente ed ora la guerra di Gaza - secondo fonti vaticane - rischia di complicare ulteriormente la trattativa.
In gioco non sono solo i rapporti tra Vaticano e Israele - messi a dura prova negli ultimi anni dalla trattativa sul concordato bilaterale fiscale-giuridico e dalle polemiche sulla figura di Pio XII -, ma anche il futuro di un eventuale negoziato tra Israele e palestinesi, i rapporti interni tra Hamas e l'Anp di Abu Mazen, le elezioni in Israele e nei territori e la situazione della sicurezza sul terreno. Un rompicapo a cui nè i diplomatici vaticani, nè quelli israeliani o palestinesi sono in grado, al momento, di dare una risposta certa.
Non rimane che sperare nella pace. Benedetto XVI, parlando alle migliaia di persone che affollavano piazza San Pietro sotto le finestre del suo appartamento, ha ricordato come i patriarchi e i capi delle Chiese cristiane di Gerusalemme abbiano invitato oggi i fedeli a pregare «per la fine del conflitto nella striscia di Gaza e implorare giustizia e pace per la loro terra».
«Mi unisco a loro - ha detto - e chiedo anche a voi di fare altrettanto, ricordando, come essi dicono le vittime, i feriti, quanti hanno il cuore spezzato, chi vive nell'angoscia e nel timore, perchè Dio benedica con la consolazione, la pazienza, la pace che vengono da Lui».
«Le drammatiche notizie che ci giungono da Gaza - ha proseguito - mostrano quanto il rifiuto del dialogo porti a situazioni che gravano indicibilmente sulle popolazioni ancora una volta vittime dell'odio e della guerra». «La guerra e l'odio non sono la soluzione dei problemi. Lo conferma anche la storia più recente», ha concluso con amarezza Benedetto XVI.

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05/01/2009










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