La sensazione di entrare in un'area pericolosa si avverte già nella superstrada litoranea che da Tel Aviv porta a sud fino a Gaza. Il traffico di autocarri, in tempi normali sempre caotico, comincia gradualmente ad affievolirsi fino a cessare quasi completamente mano a mano che uno si avvicina a Gaza. Al tempo stesso la tensione si fa sempre più palpabile.
Di razzi Sderot (19 mila abitanti), a 70 km da Tel Aviv e a un tiro di schioppo da Gaza, ha una lunga esperienza. In otto anni 13 dei suoi abitanti sono stati uccisi, decine sono stati feriti, decine di case sono state danneggiate. Ma è una esperienza alla quale non si fa mai l'abitudine. Circa il 10-15% delle famiglie hanno preferito abbandonare la città.
Ieri a Sderot regnava una calma surreale: vuote le strade, chiusi i negozi e le scuole, i bambini nei rifugi a vedere i cartoni animati alla Tv, poche le automobili in transito, malgrado la giornata di sole che invitava a uscire. Ma era una quiete che poteva essere spezzata in qualunque momento.
E infatti improvviso suona l'allarme e i pochi passanti si precipitano nei rifugi aperti più vicini. C'è chi vuol dar prova di sprezzo del pericolo e resta fuori ma è subito redarguito da altri che gli indicano col dito la collinetta dove si trova il cimitero cittadino, come a dire che i tipi come lui rischiano di finire lì.
Un pò di vita c'e invece intorno al centro stampa allestito dal governo, dove portavoce militari e delle forze armate rispondono di buon grado alle domande degli inviati della stampa di tutto il mondo.
Un giovane capitano, Eli Isacson, dichiara che le operazioni militari israeliane dentro Gaza «stanno andando molto bene». «È cominciata - dice - la seconda fase delle operazioni con l'impiego di truppe di terra, carri armati e genieri». «Ci stiamo avvicinando al nostro obiettivo, che è quello di rimuovere la minaccia di Hamas contro la nostra popolazione». «Dentro Gaza - prosegue - ci sono stati scontri a fuoco e noi abbiamo ucciso decine di miliziani di Hamas». A suo dire l'offensiva israeliana ha fortemente indebolito Hamas e ha drasticamente ridotto il numero di razzi che i miliziani sono ancora in grado di tirare su Israele. Oggi ne sono caduti una quarantina.
Nel kibbutz Saad, a quattro chilometri da Gaza, vicino a Sderot, abita l'italoisraeliana, fiorentina di nascita, Susanna Cassuto Evron. A 65 anni è ormai in pensione. Vive nel kibbutz dal 1955 assieme ai due figli e a nove nipoti. «Siamo tutti sotto stress - dice - la nostra vita in questi ultimi otto anni è divenuta impossibile. Bisogna capire che non sono solo i razzi, è anche l'attesa, è questo continuo chiedersi se arriveranno, quando e dove colpiranno».
La risposta l'ha avuta lo scorso mercoledì quando un razzo è scoppiato davanti alla sua abitazione devastandola. Per sua fortuna in quel momento si trovava nella mensa del kibbutz.
Su una collinetta, vicino a Sderot, c'è un posto d'osservazione su Gaza, ora ampiamente usato dalle reti Tv in attesa che le autorità israeliane si decidano a permettere ai giornalisti di entrare nella Striscia. Da qui si osserva il nord di Gaza, con i centri di Bet Lahiya e Bet Hanun. Il cielo è sorvolato da elicotteri e a volte da una delle case si vede che si leva una nuvola di fumo.
Di tanto in tanto a distanza tuona un cannone. L'impressione, per quel che si può giudicare a distanza, è che il fuoco israeliano sia «mirato». Improvvisamente da Bet Lahiya si levano in cielo due scie di fumo. Pochi secondi dopo due razzi di debole potenza scoppiano in un campo; uno a poche centinaia di metri da un gruppo di giornalisti ma senza scomporre le mucche che lì vicino continuano a pascolare indifferenti.
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05/01/2009