L'obiettivo è migliorare il rapporto tra il fiume, la città e i suoi abitanti, anche alla luce di eventi eccezionali come la spettacolare piena di tre settimane fa.
Che si farà in termini di sicurezza, ingegner Cesari?
«Il fenomeno naturale della piena questa volta è stato "arricchito" dal distacco dei barconi e dalla conseguente occlusione di Ponte Sant'Angelo, un pericolo segnalato ormai da anni. Il piano di stralcio, che integra quello di assetto idrogeologico, serve proprio per affrontare alcuni di questi problemi. In modo specifico quelli collegati all'area metropolitana di Roma. E, oltre ai due fiumi romani, riguarda quattordici "fossi" trascurati perché normalmente con una portata d'acqua non significativa, i tombini e l'arginatura».
Quale sarà il finanziamento necessario?
«La previsione è di circa 200 milioni di euro».
I tempi?
«Alcune opere sono di immediata attuazione, altre più a medio termine».
Dopo la piena, le banchine e le aree golenali sono sporche e colme di detriti. Si farà qualcosa anche per questo?
«Certamente. Interverremo con un'azione di coordinamento fra i vari enti e con le tecnologie adeguate».
La Senna, il Tamigi, il Reno sono fiumi di tre città europee molto più godibili e goduti del Tevere. Quando i romani potrano usufruire appieno del «loro» fiume?
«Non si può fare un paragone con i grandi fiumi d'Europa. Parliamo di regimi ideogeologici diversi e poi a Roma l'altezza dei muraglioni, che dal 1870 hanno consentito alla città di avere un rapporto più sereno con il fiume, impedisce la vista del Tevere e della città dal Tevere».
Ma, pur con i limiti esistenti, il piano porterà dei cambiamenti...
«Sì, oltre alla sicurezza, che significa anche incrementare la possibilità di deflusso delle acque, in programma c'è la realizzazione di un porto turistico e commerciale alla foce ed è da definire il progetto di un parco fluviale da Castel Giubileo in giù».
Qual è l'idea del parco?
«Moltiplicare le piccole oasi già esistenti e coniugare con esse realtà ludico-sportive, ma sempre nel rispetto delle realtà naturalistiche esistenti. Un compito con il quale ci misureremo perché tutti vogliamo che il Tevere sia più bello e usufruibile».
E la questione della navigabilità?
«È una questione aperta da tempo. Come si sa, ci sono i due blocchi dell'Isola Tiberina e di Ponte Milvio che limitano le possibilità di navigare il Tevere. E non si può certo scavare nel letto del fiume. Comunque abbiamo avviato un'indagine per verificare cosa c'è sotto l'acqua e per conoscere meglio il fiume. Ma dobbiamo rispettare la realtà del Tevere e certe scelte, come l'eccesso di gallegianti, non possono più essere assecondate».
Si farà anche qualcosa per la qualità delle acque?
«Il sistema di depurazione della Capitale ha fatto grandi passi in avanti e migliorerà ancora in futuro. Però, si deve tener conto che il fiume attraversa sei regioni e il suo inquinamento non dipende solo da Roma».
Insomma, tornermo a fare il bagno nel Tevere, come nel film «Poveri ma belli»?
«Magari questo no. Però, se oggi un canoista cade nelle acque del fiume non rischia più la leptospirosi. Ed è già qualcosa, non crede...?».
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04/01/2009