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Nel settimo giorno dell'operazione militare contro Gaza, Israele organizza l'evacuazione di 443 stranieri che risiedono nella Striscia. Tra loro, la maggior parte sono palestinesi con doppia nazionalità, oltre a stranieri che
hanno sposato cittadini palestinesi.
Continua per il settimo giorno consecutivo l'operazione militare israeliana «piombo fuso» e nei raid sono state colpite una moschea e venti abitazioni di Gaza usate come deposito di armi e munizioni. Tra queste, la casa di Imad Aqal, un comandante dell'ala militare di Hamas che sembra non fosse presente al momento dell'incursione aerea.
Dopo aver distrutto aree recintate e uffici di Hamas, l'aviazione israeliana prende ora di mira le abitazioni degli esponenti del movimento, dopo aver avvertito gli abitanti di allontanarsi, nel tentativo di evitare vittime civili. Israele aveva usato una tattica simile nella guerra al Libano del 2006. La maggior parte delle case colpite oggi appartenevano a militanti ed erano vuote, ma nei raid è morto un uomo nel campo profughi di Jebaliya, nel nord di Gaza. Stando a fonti sanitarie locali, i morti sono oltre 400 e altri 1.700 i feriti in sette giorni di offensiva militare. Resta però incerta la percentuale di vittime civili: secondo Hamas la metà dei morti erano uomini della sicurezza del movimento, per l'Onu i civili morti sono oltre 60, tra cui 34 bambini.
L'offensiva non ha comunque fermato il lancio di missili di Hamas contro Israele, e questa mattina quattro missili in rapida successione sono stati lanciati dalla Striscia verso la città israeliana di Ashkelon, seguiti poco dopo da altri due verso l'area di Sdot Hanegev.
02/01/2009