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Turchia

Erdogan si inserisce nella mediazione e vola in Egitto

Spezzare la «spirale di violenza» che si è innescata tra Hamas e lo Stato ebraico e ristabilire al più presto una tregua tra i due contendenti. È l'obiettivo immediato dell'ultimo e tempestivo sforzo diplomatico del governo turco e del suo premier Tayyip Erdogan il quale ha detto a chiare note che «gli sviluppi nella Striscia di Gaza sono molto pericolosi e noi non possiamo restare in silenzio sia per quanto concerne le ragioni umanitarie sia per la pace e la stabilità nella regione».

Ecco quindi di nuovo Ankara in prima fila tra le diplomazie mondiali e stavolta allo scopo giocare un ruolo anche nello scacchiere mediorientale per fare pressioni su Israele (che con la Turchia ha stretti rapporti strategici) e sulla comunità internazionale e arrivare ad un cessate-il-fuoco a Gaza. IERI Erdogan è partito da Ankara diretto a Sharm el Sheikh per colloqui con il presidente egiziano Hosni Mubarak, ma appena mercoledì sera era rientrato nella capitale turca di ritorno da incontri - da lui definiti «fruttuosi» - prima a Damasco con il capo di Stato siriano Bashar el-Assad e quindi ad Amman con il re di Giordania Abdallah e con il presidente dell'Autorità nazionale palestinese Mahmud Abbas (Abu Mazen). «Noi - ha affermato Erdogan di ritorno da Amman - stiamo facendo ogni sforzo. I nostri colloqui sono stati molto fruttuosi ed abbiamo detto ai nostri fratelli che la Turchia è attiva in ogni iniziativa per arrivare al cessate-il-fuoco».

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02/01/2009










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