| HOME | POLITICA | INTERNI-ESTERI | ECONOMIA | SPORT | SPETTACOLI | PIZZI..cati channel | VIAGGI | HI TECH | SHOPPING | MULTIMEDIA | SONDAGGI | LAVORO |
«Sono entrambi perdenti». Lamberto Dini, già responsabile della nostra diplomazia e presidente del Consiglio, ora presidente della Commissione esteri del Senato è categorico. Quello che sta accedendo in Palestina non vedrà «né vinti né vincitori».
Presidente non c'è via d'uscita allora?
«È una situazione che va avanti da troppo tempo. Con le azioni militari non ci sarà un vincitore. Israele e Hamas (che ha provocato la crisi con i continui lanci di razzi Qassam) devono trovare la via del dialogo. Hamas deve cedere ai tentativi del presidente egiziano Mubarak che sta cercando di far rientrare la crisi istituzionale con l'Anp di Abu Mazen. Hamas deve abbandonare l'idea di distruggere Israele. Devono cercare, entrambi i contendenti, la via del negoziato».
Quale potrebbe essere una base di partenza?
«Quella sul tavolo da tempo. Due stati indipendenti con confini definiti e sicuri: cioè che non vi sia pericolo per Israele come per i palestinesi. Ora gli animi sono esacerbati. Gli attacchi di Hamas hanno fatto salire la tensione. E Israele quando sente che la sicurezza dei propri cittadini è in pericolo ecco che reagisce con una violenza, come in questo caso, da più parti definita esagerata. Si deve arrivare al negoziato, non ci sono alternative».
Israele è convinta che l'unica soluzione sia distruggere Hamas...
«Il tentativo non è fattibile. Anche per Israele. In passato hanno eliminato altri capi di Hamas ma altri sono subentrati. È un movimento molto radicato e ben strutturato che non può essere distrutto con la sola azione militare. Si deve cercare di ridurlo alla ragione con altri mezzi».
Quali?
«Sostenendo gli sforzi dei Paesi arabi moderati. Quelli della Lega Araba che da tempo stanno praticando questa strada. Ma anche gli Stati Uniti che hanno sempre appoggiato le iniziative dell'Egitto e dell'Arabia Saudita per ricomporre la questione palestinese. Oggi Washington sta spingendo perché le parti in conflitto accettino una tregua duratura. Non di appena 48 ore. Le Ong hanno bisogno di tempo e aiuti sufficienti per sostenere la popolazione civile di Gaza che il boicottaggio israeliano ha di fatto stremato e condotto alla fame».
Hamas però come Israele non sembra propensa ad alcuna tregua....
«Hamas va ricondotta alla ragione. Devono essere consapevoli che non possono vincere e neppure Israele può ottenere una vittoria definitiva».
Chi può ricondurrre entrambi alla ragione?
«Confidiamo nella nuova amministrazione statunitense. Che possa riprendere quel filo sulla questione mediorientale interrotto in questi anni».
Bush non si sarebbe impegnato abbastanza?
«Bush non è stato così presente sulla questione israelo-palestiense come lo era stata espressamente la presidenza Clinton. Oggi si può riprendere quel discorso interrotto con il mancato accordo di Taba quando Arafat non accettò la risoluzione. La questione di Gerusalemme e dei profughi lo spinse a dire di no. Ma quell'accordo prevedeva la consegna del 93% dei Territori occupati da Israele nel 1967. Ecco, la nuova Road map deve ripartire da qui. Del resto quella degli Stati Uniti è l'unica voce che Israele ascolti».
Maurizio Piccirilli
02/01/2009