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Il caso del 23enne inglese

Portarono il figlio a morire in Svizzera,
niente processo

Niente processo per i genitori di Daniel James, il ragazzo britannico di 23 anni, paralizzato dal collo in giù, morto lo scorso settembre nella clinica svizzera Dignitas, sospettati di aver preso parte al suicidio assistito del figlio.

Ad annunciarlo il procuratore generale del Regno Unito, Keir Starmer, motivando a sostegno della sua scelta il "pubblico interesse". "Se, da un lato, vi sono fattori di pubblico interesse a procedere con le incriminazioni", ha detto Starmer, "dall'altro vi sono maggiori maggiori elementi di pubblico interesse nel non procedere". "In particolare - ha proseguito - vorrei mettere in risalto il fatto che Daniel, un ragazzo tenacemente indipendente, non è stato influenzato dai suoi genitori nel togliersi la vita e le prove indicano che ha agito così nonostante i suoi genitori lo implorassero di fare altrimenti".

Daniel, studente in ingegneria e giocatore di rugby, rimase paralizzato dal collo in giù in seguito a un incidente durante gli allenamenti. Una volta compreso che la sua condizione risultava permanente, Daniel ha cercato per tre volte di togliersi la vita. Quindi la decisione di rivolgersi alla clinica svizzera Dignitas, specializzata nella "morte con dignità". "Ho deciso di chiedere il vostro aiuto - spiegava Daniel in una lettera spedita alla clinica - per la semplice ragione che voglio morire e il mio handicap mi impedisce di far sì che questo accada". Una decisione maturata, secondo quanto riferito dagli psicologi, in virtù di ragionamenti logici e coerenti. Nessuna coercizione, dunque.

"Reputo altamente improbabile che un tribunale possa condannare i possibili imputati - ha concluso Starmer - e credo che il processo si concluderebbe o con una completa assoluzione o, forse, con una piccola pena pecuniaria". Ergo la mancata autorizzazione a procedere. Estesa anche a un amico di famiglia che aveva aiutato i James a programmare il viaggio in Svizzera.
 

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09/12/2008










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