G., come era conosciuto nei manuali di neurologia per motivi di privacy, era incapace di formare nuove memorie.
Operato nel 1953 per correggere un disturbo cerebrale, era uscito dalla sala operatoria irrimediabilmente cambiato e ammalato da una sindrome che i neurologi chiamano amnesia profonda. Il caso Molaison è stato da allora al centro di innumerevoli studi che hanno aiutato gli scienziati a approfondire le dinamiche biologiche dell'apprendimento e la natura dell'identità personale.
Per 55 anni, ogni volta che Molaison incontrava un amico, era come se fosse la prima volta. E così per ogni cibo che gli si presentava in tavola, per ogni passeggiata nel bosco. Le sue uniche memorie erano rarefatte e lontane: sapeva che la famiglia del padre veniva dalla Louisiana e che la madre era irlandese. Sapeva che nel 1929, quando lui aveva tre anni, c'era stato il crollo di Wall Street e che negli anni Quaranta l'America aveva combattuto nella Seconda Guerra Mondiale.
«La perdita della memoria lo ha reso indimenticabile», ha scritto il New York Times dell'uomo che aveva disimparato a ricordare. La morte di H.M. è stata confermata da Suzanne Corkin, la scienziata del Massachusetts Institute of Technology che per decenni aveva lavorato al caso e adesso ha ordinato di conservarne il cervello per studi futuri, nello stesso spirito di quello di Albert Einstein: un insostituibile esempio di storia scientifica.
Molaison era stato operato a 27 anni per le conseguenze di un incidente: a nove anni, investito da una bicicletta, aveva battuto la testa e da allora aveva avuto continui svenimenti e attacchi di convulsione che, una volta raggiunta l'età adulta, gli avevano reso sempre più difficile conservare il lavoro. William Scoville, il chirurgo di Hartford che lo aveva operato, aveva asportato due porzioni di tessuto dal cervello del paziente: Molaison non aveva più avuto svenimenti ma l'intervento, nell'area dell'ippocampo, aveva lasciato il giovane radicalmente cambiato.
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06/12/2008