Insomma, i 27 Paesi arriveranno a un accordo. Anche perché la Francia ci tiene a concludere la sua presidenza con l'approvazione del pacchetto e incassare una vittoria importante. È anche per questo che i maggiori sforzi di mediazione in questi giorni arrivano da Parigi. «Il 90% del testo si può considerare chiuso, ma restano questioni difficili da risolvere», dice il ministro dell'Ambiente francese Jean-Louis Borloo.
Per l'Italia, comunque, passi in avanti. «Non possiamo negare che c'è un'attenzione maggiore - spiega Prestigiacomo - È evidente che se ci sarà un no su tutto dovremo prendere una posizione contro il pacchetto, ma noi cerchiamo di arrivare a un accordo». Del pacchetto, il punto che sta più a cuore all'Italia è concentrato al capitolo «Ets». È qui che la Prestigiacomo alza le barricate, rivendicando anche un sistema energetico tra i più efficenti. L'Italia chiede l'inclusione delle industrie della carta, del vetro, della ceramica e della siderurgia nella lista dei settori europei che avranno accesso gratuito ai permessi per inquinare nella Borsa europea di scampio e vendita delle emissioni. Vorrebbe inoltre una revisione del pacchetto nel 2010, dopo la conferenza mondiale sul clima del 2009.
A dare un importante supporto alla Prestigiacomo, oltre ai Paesi dell'Est - da sempre contrari a questo accordo - è la Germania. I tedeschi chiedono titoli gratuiti per le industrie di cemento, calce, acciaio e chimica di base. Si rafforza così la squadra che «tifa» per una revisione.
Se non si dovesse trovare un accordo l'11, la Francia potrebbe, pur di chiudere, lanciare la proposta di uno spacchettamento. «Potrebbe essere una soluzione se non venissero accolte le nostre richieste», conferma Prestigiacomo.
Infine, a Bruxelles, scoppia anche la polemica sulla richiesta italiana di una clausola di revisione, nel 2014, sulle misure previste per raggiungere l'obiettivo di portare al 20 per cento, entro il 2020, i consumi di energia da fonti rinnovabili. Lo staff del ministro spiega essere una «polemica sterile, i problemi sono altri».
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05/12/2008