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Parlano i residenti del casilino 900

"Non siamo razzisti ma vogliamo legalità"

Nessuna sorpresa. Tra gli abitanti del Casilino la scoperta di un gruppo di «paperoni» fra le baracche fatiscenti dell'enorme campo nomadi non provoca stupore.

Semmai è la conferma che, in mezzo a tanta gente che vive di stenti in una situazione di degrado ed emarginazione, c'è chi delinque e si nasconde. Chi ha trovato nella favela rom un comodo rifugio e se ne frega se il polverone mediatico coinvolgerà buoni e cattivi, onesti e disonesti, ricchi e miserabili.

Se gli sforzi per integrare la comunità nel tessuto sociale, per fare andare a scuola i bambini e trasformarli in cittadini «regolari», per persuadere i loro genitori che questa è la strada giusta saranno vanificati. Da parte dei romani non c'è razzismo, nè insofferenza a sfondo etnico ma solo tanta stanchezza di ritrovarsi puntualmente soli a protestare, a bloccare le strade, com'è successo a luglio sulla Palmiro Togliatti, e a verificare giorno dopo giorno che la legge non è uguale per tutti. «Noi rispettiamo le regole di accoglienza, loro devono rispettare quelle della convivenza», sintetizza il signor Antonio Cioffi, del comitato di quartiere di Torrespaccata.

Davanti al bar all'angolo tra la Togliatti e la Casilina, le domande del cronista danno il «la» a un dibattito fra alcuni abitanti e il portavoce dell'accampamento, Najo Adzovic. «C'hanno i miliardi e vivono nelle baracche, ma che non li vedete quando passano su auto da centomila euro? Che siete ciechi?», sbotta un signore entrato per un caffè. «Ma perché, per colpa di due o tre persone denunciate, un campo storico come il Casilino 900, dove vivono 640 persone e 240 bambini frequentano le scuole italiane, deve essere criminalizzato», ribatte Najo. «Noi stiamo collaborando con le forze dell'ordine e stiamo cercando di integrarci nella società - continua - ma domani i giornali diranno che il campo è un covo di criminali e che non è compatibile con il quartiere per motivi di sicurezza. E questo non è giusto».

Qualcuno fa notare che, però, se ci sono persone come quelle denunciate, che avevano milioni di euro in banca, non è giusto che con le tasse dei romani si paghino acqua e luce per l'insediamento nomade. «Sono sette mesi che aqua e corrente elettrica mancano - replica Danilo Maddaluna, operatore della coop "Casa dei diritti sociali" che si occupa di portare i bimbi a scuola in pullmino - E poi stiamo toccando con mano che la scolarizzazione funziona. Ora anche qualche genitore accompagna i figli a lezione. È un cambiamento di mentalità». Forse, però, il problema non è solo la buona volontà dei rom. «È normale che un insediamento così ampio crei problemi al quartiere - osservano ancora Cioffi e il presidente del comitato Bruno Di Venuta - Bisognerebbe trasferirli in campi più piccoli e ogni zona della città dovrebbe assumersi la sua responsabilità».

Cioffi e Di Venuta da dieci anni denunciano il problema dei fumi venefici («è dimostrato che producono diossina», assicurano) causati dall'incendio quotidiano di copertoni e rifiuti di vario genere. Il Comune aveva messo una guardianìa all'ingresso principale del campo, però l'ordinanza del sindaco è scaduta il 20 settembre e i controlli sono stati sospesi. Di conseguenza, i roghi sono ripresi. Anche se soltanto la notte. Ma non è solo una questione di fuochi notturni. «Il blitz di oggi conferma che nel campo ci sono persone che vivono nell'illegalità. Ma la cosa non ci ha colpito più di tanto, sappiamo da tempo che in quel posto c'è un po' di tutto, chi campa da povero in una baracca fetida e chi usa il posto come copertura per altre attività».

Di Venuta e Cioffi raccontano che ad aprile c'è stata una pulizia straordinaria del campo, e a fine luglio ce n'è stata un'altra: «Hanno speso migliaia di euro e noi, da contribuenti, ci chiediamo se tutti quei soldi non era meglio impiegarli per fare una struttura attrezzata dove far vivere i nomadi onesti». Il loro portavoce, invece, punta l'indice sull'intolleranza e mette in guardia sui suoi effetti deleteri. «Io sono nato in un Paese socialista dove eravamo tutti uguali - dice Najio Adzovic, che riferisce di essere un ex militare dell'esercito jugoslavo - Poi lo Stato è crollato e ci siamo uccisi l'uno con l'altro, casa per casa. Ho conosciuto le conseguenze del razzismo e della pulizia etnica e gli italiani devono capire che il pregiudizio fa male anche a loro». Il comitato di quartiere di Torrespaccata rifiuta etichette xenofobe: «Alemanno è venuto sabato scorso alla festa dei rom e ha detto che i cittadini della zona sono ostili e che perciò è necessario il trasferimento. Un'affermazione che ci ha offeso. Noi non siamo ostili ai nomadi ma solo a certi comportamenti dei nomadi. Parliamo di problemi concreti. Oltre ai fumi, agli sfasci che circondano l'insediamento e alla mobilità su viale dei Romanisti, c'è anche la questione del parco archeologico di Centocelle - concludono Di Venuta e Cioffi - Nel settembre 2006 hanno inaugurato i primi 30 ettari, costati circa 20 mila euro. Da allora i tombini dela luce sono stati aperti per rubare i cavi, le panchine smantellate. Così, a settembre, il parco è stato chiuso per ragioni di sicurezza. Questo è puro vandalismo. Che c'entra il razzismo?».

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Maurizio Gallo

04/12/2008










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