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Con la richiesta di costituzione di parte civile di una quarantina di pazienti, del Tribunale per i diritti del malato e di associazioni come Medicina Democratica e Confconsumatori, si è aperto ieri a Milano il processo per le operazioni inutili, effettuate per «gonfiare» i rimborsi, alla clinica Santa Rita.
Alla sbarra, con le accuse di lesioni gravissime e truffa ai danni del Servizio Sanitario Nazionale, ci sono 11 persone, tra ex medici ed ex dirigenti della clinica, tra i quali Pier Paolo Brega Massone e Fabio Presicci, finiti in carcere lo scorso giugno e ancora detenuti a San Vittore.
Ieri mattina, nella maxi-aula del palazzo di Giustizia, davanti alla quarta sezione penale del Tribunale è stato incardinato il processo scaturito da un'inchiesta recente che ha provocato una sorta di terremoto nel mondo della sanità milanese. Oltre alle nuove richieste di parte civile - circa la metà rispetto alle parti lese al centro delle indagini - , hanno rinnovato la loro istanza anche la Regione Lombardia, l'Ordine dei Medici e la Asl di Milano e la nuova Casa di Cura Santa Rita. Ente giuridico che si trova anche ad essere citato come responsabile civile e imputato, in base alla legge sulla responsabilità amministrativa, davanti al gup.
Ma ieri è stata la volta anche dei pazienti finiti sotto i ferri, in particolare, dell'ex responsabile della chirurgia toracica Brega Massone e del suo braccio destro Presicci (presente in aula e rinchiuso in una delle gabbie). C'è stato chi ha preferito dribblare i cronisti negando di essere stato ricoverato nella struttura di via Jommelli, chi si è limitato a dire poche parole perché ancora sotto choc e chi, invece, si è concesso a microfoni e taccuini. E poi, uno, venuto al processo per difendere l'ex primario e la sua équipe.
«Prima credevo fosse un bravo chirurgo - ha affermato un uomo di mezza età - ma poi quando sono stato chiamato a casa e mi hanno spiegato cosa era successo ho pensato che ha approfittato di me per fare soldi. E siamo in molti a pensarla così». Non sicuramente, però, il signor Bruno, che pur essendo una delle parti lese, all'appello del giudice Balzarotti ha risposto di essere presente ma di non volersi costituire come parte civile. E, spiegando ai giornalisti il motivo della sua scelta, l'uomo ha detto: «Non c'è stata nessuna tortura e ritengo che Brega Massone abbia operato bene».
Della stessa opinione sono, a quanto pare, molti dei 270 testi citati dalla difesa del chirurgo. Intanto l'udienza è stata aggiornata al prossimo 13 gennaio: i lavori proseguiranno con le questioni preliminari.
03/12/2008