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Indagini sugli appalti pubblici

Il terremoto si avvicina Pronti gli avvisi di garanzia

NAPOLI L'inchiesta che fa tremare la giunta comunale di Napoli non si ferma alla gestione del patrimonio immobiliare e potrebbe avere ripercussioni anche su altre città. Una ventina gli indagati: sono coinvolti assessori, politici, funzionari e una delle maggiori società immobiliari del Paese, la Romeo.

I pm Vincenzo D'Onofrio e Raffaello Falcone stanno setacciando da quasi un anno l'intero sistema di appalti gestito dagli uffici di Palazzo San Giacomo. Strade, pubblica illuminazione, forniture di servizi. Un vero sistema in grado di pilotare la gran parte degli appalti pubblici banditi dal comune. Un terremoto.
L'ipotesi di reato da cui si è partiti è la turbativa d'asta. Ma per le singole posizioni potranno concretizzarsi altri reati, a seconda dei casi e delle risultanze investigative: truffa, concussione, corruzione, abuso d'ufficio. Proprio in questi giorni i magistrati della Procura di Napoli stanno mettendo a punto gli avvisi di chiusura delle indagini. In Procura escludono categoricamente, invece, che siano state richieste al gip misure cautelari: nessun arresto in vista. Anche se le poche frasi che escono dalla Procura in questi giorni concitati vanno prese con le molle.

La tensione è altissima. Tra il sindaco Rosa Russo Iervolino e il procuratore Giandomenico Lepore, che sono sempre stati in grande sintonia, da sabato, giorno del suicidio dell'ex assessore comunale Giorgio Nugnes, è guerra fredda: un continuo botta e risposta di dichiarazioni a mezzo stampa. Ieri mattina il primo cittadino ha convocato i suoi assessori chiedendo di essere informata su eventuali interrogatori, anche solo di «persone informate sui fatti». Tutti hanno negato di essere stati sentiti dagli investigatori. Ma è chiaro che la Procura ha pronti gli avvisi per almeno mezza giunta comunale.


Tra gli indagati c'era certamente Nugnes, il cui telefono era posto sotto intercettazione dal dicembre 2007. Temono di essere coinvolti nell'inchiesta anche gli assessori con le deleghe più pesanti: Enrico Cardillo, ex titolare del Bilancio, dimessosi all'improvviso venerdì, il giorno prima del suicidio di Nugnes. Secondo voci sempre più insistenti gli inquirenti stanno valutando anche le posizioni di Ferdinando Di Mezza, assessore al Patrimonio, e Felice Laudadio, assessore all'edilizia. Quest'ultimo, in particolare, ha avuto un ruolo nell'appalto per la gestione del patrimonio immobiliare, anche prima di diventare assessore, in veste di avvocato amministrativista che curava gli interessi del Comune. L'appalto vinto dalla Romeo immobiliare ha avuto una storia molto travagliata, passando anche attraverso vari procedimenti davanti al Tar, e si è modificato nel tempo con uno stratificarsi di interventi di varia natura, rendendo difficilmente leggibile la materia da parte degli esperti che sono al lavoro sul fronte delle indagini.

Un business con molti zeri, quello dalla gestione di circa 24mila alloggi comunali, affidata con un contratto di «global service» (che ricomprende sia la riscossione dei canoni di locazione, sia la manutenzione e in alcuni casi la vendita). La «Romeo Immobiliare» è un colosso del settore, con base a Napoli e interessi in tutta Italia: gestisce il patrimonio immobiliare anche dei Comuni di Roma, Milano, Venezia e, per restare in Campania, Pozzuoli. Una realtà di notevole spessore, le cui responsabilità nell'ambito dell'inchiesta in corso sono ancora tutte da verificare. Del resto, come anticipato, le indagini puntano sull'intero sistema di appalti del Comune, non solo quello per il patrimonio immobiliare: gare, è il sospetto della magistratura, controllate da una struttura di potere parallela all'amministrazione comunale. E il bubbone che sembra sul punto di scoppiare potrebbe travolgere la giunta di Rosa Russo Iervolino.

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Roberto Paolo

02/12/2008










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