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New Delhi chiede la consegna dei capi del commando

India-Pakistan ai ferri corti

MUMBAI Provenivano dal Pakistan tutti i dieci terroristi che hanno partecipato agli attacchi della settimana scorsa contro la metropoli indiana di Mumbai, nei quali quasi 200 persone sono state uccise e poco meno di 300 ferite. Lo hanno affermato gli investigatori indiani, facendo alzare di colpo il livello di rischio di un confronto tra le due potenze nucleari del subcontinente.

Una nota ufficiale di protesta è stata consegnata ieri da New Delhi all'ambasciatore pachistano.
Sotto la crescente pressione dell'opinione pubblica e della stampa, secondo la quale i servizi segreti avrebbero mesi fa avvertito - senza essere ascoltate - le autorità del pericolo di un attacco terroristico ad alberghi di Mumbai, il governo di New Delhi sta studiando come reagire. Un altro uomo politico, il capo del governo provinciale del Maharastra Vilasrao Deshmuk, ha presentato le sue dimissioni al partito di governo, il Partito del Congresso, che ancora non le ha accettate formalmente in attesa di nominare il suo successore. Domenica si era dimesso il ministro dell'interno Shivraj Patil.
L'opinione pubblica, che si esprime soprattutto nelle martellanti dirette delle televisioni private, chiede che qualcosa sia fatto per porre fine agli attentati contro l'India dei militanti dell'internazionale del terrore islamico, che in Pakistan ha le sue basi. Sono state le TV private a dare la notizia che il ministero degli esteri indiano ha convocato l'ambasciatore del Pakistan per chiedergli la consegna di alcuni dei terroristi musulmani che si ritiene siano rifugiati nel vicino paese, tra cui il capo della mafia musulmana di Mumbai Dawood Ibrahim. Il Pakistan ha smentito la notizia, affermando che l'ambasciatore ha semplicemente «discusso» degli avvenimenti con «funzionari del ministero degli esteri» in un incontro programmato da tempo.

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02/12/2008










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