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la squadra di obama

Politica estera, un' orchestra ben affiatata

La conferma che l'Amministrazione Obama in politica estera sarà forte, pragmatica e composita, viene dal team che, senza sorprese e con importanti conferme, è stato ieri indicato dal presidente eletto.

La solidità della cabina della regia estera degli Stati Uniti non riposa soltanto nei nomi eccellenti ma anche negli obiettivi enunciati: il terrorismo globale continuerà ad essere perseguito ovunque nel mondo; il ritiro dall'Iraq sarà progressivo in relazione alla capacità di autodifesa dei locali, e le truppe si concentreranno in Afghanistan; le forze armate saranno rafforzate; l'uso dei poteri sarà pragmatico e non ideologico; e l'approccio bipartisan non guasterà: "Davanti alla sicurezza della nazione e del nostro popolo non siamo né democratici né repubblicani, siamo americani".


Il fiore all'occhiello del team è il segretario di Stato Hillary Clinton, vero numero due dell'Amministrazione. E' toccato a lei enunciare la frase chiave: "L'America non può risolvere le crisi senza il mondo, e il mondo non può risolverle senza l'America". Che, in sostanza, significa il passaggio dall'unilateralismo al multilateralismo pur nel mantenimento del ruolo chiave della bandiera stelle a strisce nella comunità internazionale. Nel nuovo governo Hillary rappresenta anche alcune altre dimensioni necessarie alla sua futura riuscita. Riconcilia una parte tutt'altro che trascurabile del mondo democratico, in particolare la tradizionale classe media bianca. Tiene legato al carro di Obama l'ex presidente che ha dovuto rendere pubblici i contributi ricevuti dalla sua fondazione, e si è impegnato a non fare discorsi all'estero senza averli prima sottoposti alla Casa Bianca. E dà un tocco di energia femminile, decisiva per accattivarsi oltre la metà dell'elettorato americano.


Gli altri orchestrali della politica estera suonano, ognuno, uno strumento diverso. Robert Gates, ministro della difesa in continuità con George W.Bush, tiene aperta la porta ai settori repubblicani più responsabili e testimonia la mancanza di brusche rotture nella guerra al terrorismo. Il responsabile del National Security Council, generale James Jones, già capo dei marines e comandante della Nato, non solo dispone di una profonda esperienza militare ma riavvicina alla Casa Bianca gli ambienti del Pentagono, bistrattati dal primo ministro della difesa di Bush, Donald Rumsfield. All'ambasciatrice all'Onu, Susan Rice, con una lunga esperienza nei diritti umani, spetta il compito di restaurare l'immagine degli Stati Uniti nel mondo, a cominciare dalle Nazioni Unite.

Democratici e repubblicani, centristi e liberal, militari e diplomatici: si potrebbe pensare che la musica estera di Barack Obama sarà discordante. Ma così non è nelle intenzioni del presidente eletto: "Nella mia Casa Bianca sarà benvenuto il dibattito, anche il più vigoroso, ma sarò io come presidente a decidere la linea di politica estera".
 

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Massimo Teodori

02/12/2008










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