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Ormai è una holding company. Ha moltiplicato per mille la sua penetrazione nel tessuto economico e sociale. La sua capacità imprenditoriale è notevolmente incrementata in Italia, in Europa, nel Mondo, generando fatturati da capogiro.
È la Camorra. La mafia della regione Campania che sta recuperando il gap con la 'Ndrangheta calabrese. Che «investe» nell'imprenditoria, nella finanza, che si aggira nei corridoi dei Palazzi. Che non vive più solo del pizzo.
Può contare, oggi, su un giro d'affari di 12,5 miliardi di euro l'anno. 7230 milioni di euro «guadagnati» grazie al traffico di droga; 2582 milioni arrivano dal mondo dell'imprenditoria; più di due miliardi di euro dal traffico di armi; 258 milioni dallo sfruttamento della prostituzione; 362 milioni dalle estorsioni e dall'usura. E nel bilancio mafioso quest'ultima voce segna una delle migliori crescite in termini percentuali. L'usura fa 26000 vittime solo tra gli operatori commerciali: una delle conseguenze è che in molte zone della Campania quasi tutti i prodotti costano il 3 per cento in più rispetto al resto d'Italia.
Un business nato dai piccoli appalti. Dai mattoni e dalla sabbia rubata sulle spiagge. Dalle faide di paese, dai morti ammazzati. Fino alle operazioni finanziarie o alle infiltrazioni nel mondo della politica testimoniate, per esempio, dal commissariamento dei Comuni di Arzano, Casalnuovo di Napoli; dallo scioglimento dei Comuni di San cipriano d'Aversa e Marcianise. O da ferimenti in agguati di consiglieri comunali, fino ad arrivare all'uccisione di sindaci come nel caso di giovanni Piscitelli, ormai ex primo cittadino di Cervino.
Come i boss sono diventati ricchi e potenti manager lo spiega anche Rosaria Capacchione, giornalista de Il Mattino e dal marzo 2008 sotto scorta, nel suo libro L'oro della Camorra. Con il lavoro di Roberto Saviano (Gomorra, ndr) non c'entra nulla. È altro. «Faccio la giornalista io, mica la scrittrice», dice. È schiva, flash e telecamere le danno fastidio. Poche parole, quelle che bisognava dire è stato scritto. Ma ci tiene a regalare un consiglio: spettacolarizzare il fenomeno della Camorra è sbagliato, giova solo ai clan.
I clan, appunto. La mafia campana è ben radicata su tutto il territorio. Solo a Napoli città ci sono trentacinque sodalizi attivi più cinque gruppi minori, mentre in provincia sono quarantuno (più altri quattordici gruppi minori). Benevento e provicia: sei sodalizi. Quattro sono quelli di Avellino, tredici di Salerno. Poi c'è Caserta e la sua provincia che meritano un capitolo a parte. Siamo sul territorio dei Casalesi, da cui dipendono diversi gruppi suddivisi territorialmente e altri dieci sodalizi minori. La «sede» è rintracciabile nel piccolo triangolo tra Casal di principe, San Cipriano d'Aversa e Casapesenna, ma il giro d'affari è di cinquemiliardi di euro l'anno. Un traffico di denaro derivato da ogni tipo di attività: dall'estorsione, ai supermercati, agli appalti, al commercio, al racket, alla finanza.
Tanto che ormai si assiste a un ribaltamento dei ruoli: la Camorra napoletana si sta facendo scavalcare da quella casertana. La holding dei Casalesi è così ricca che può investire capitali nelle imprese legali, senza pretenderne il controllo o la gestione. Prestano soldi a molte aziende all'estero, a un tasso inferiore rispetto alle banche e con tempi di recupero del credito più «morbidi». Insomma, i boss fanno risparmiare le imprese. Senza contare che i Casalesi detengono un record negativo di omicidi e negli ultimi anni hanno scatenato delle vere guerre nel territorio campano. Ma questo, come spiega anche Rosaria Capacchione, è solo tanto sangue per insabbiare le vere attività mafiose di queste cosche.
L'ultimo dei grandi business della Camorra che gli italiani stanno scoprendo è lo smaltimento illegale dei rifiuti. Quell'immondizia che ha spostato l'occhio mediatico di tutto il mondo sulla Campania. «Un quinto dei guadagni delle mafie arriva dallo sfruttamento delle risorse ambientali per fini criminali», è spiegato nel libro della giornalista. La Camorra anche qui è in testa alla classifica.
Fabio Perugia
02/12/2008