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Gli attacchi terroristici a Mumbai stanno mettendo in seria difficoltà le relazioni tra India e Pakistan e destano molta preoccupazione nella comunità internazionale, Stati Uniti in testa.
Nuova Delhi, dopo l'attentato terroristico, sta valutando l'ipotesi di sospendere il processo di pace con Islamabad avviato nel 2004 e il Pakistan ha reagito minacciando di spostare circa centomila soldati dal Waziristan (regione al confine con l'Afghanistan) alle frontiere con l'India. Quest'ultima ipotesi, se fosse confermata, penalizzerebbe pesantemente la campagna multinazionale in Afghanistan e le operazioni tese a eliminare il terrorismo nella regione tribale pachistana.
Di conseguenza Washington è dovuta immediatamente correre ai ripari dando il via a una vera offensiva diplomatica a 360 gradi per allentare le tensioni. In primo luogo, gli Usa hanno inviato a Mumbai una squadra del Federal bureau of investigation (Fbi), che partirà nelle prossime ore. Il compito dei «G-men» sarà aiutare gli investigatori indiani nelle indagini, in modo che non venga tralasciata nessuna pista o indizio. Gli 007 americani, infatti, giudicano prematuri i risultati raggiunti dai colleghi di Nuova Delhi e vogliono analizzare le prove prima di esprimersi. Gli inquirenti indiani hanno concentrato i loro sforzi sui gruppi terroristici Lashkar-e-Taiba e Jaish-e-Mohammed, che combattono i soldati indiani per l'indipendenza del Kashmir e che hanno forti legami con i talebani e con al Qaeda.
Nel frattempo l'India ha formalmente protestato con Islamabad per le stragi di Mumbai, ha accusato "elementi" pachistani di essere dietro gli attacchi e ha chiesto al governo di Islamabad di "agire energicamente".
"L'alto rapprsentante del Pakistan è stato convocato questa sera al ministero degli Esteri" ha fatto sapere il governo di New Delhi in una nota, "e' stato informato che il recente attacco terroristico a Mumbai è stato portato termine da elementi dal Pakistan". Nella prima protesta formale a Islamabad, l'India dice di aspettarsi "che vengano prese azioni contro questi elementi, chiunque essi siano".
La Casa Bianca ha confermato oggi che gli Stati Uniti intendono offrire tutta la loro collaborazione all'India nelle indagini sugli attacchi terroristici di Mumbai, precisando che, a quanto risulta agli americani, non vi sarebbe alcun segno di un eventuale coinvolgimento del Pakistan.
“Non mi risulta niente da cui evincere che il governo pachistano sia coinvolto» ha detto la portavoce della Casa Bianca, Dana Perino, confermando che dirigenti pachistani si sono impegnati a lavorare alle indagini insieme all'India per scoprire chi e cosa si celi dietro agli attacchi. L'ambasciatore pachistano Shahid Malik è stato convocato dal sottosegretario agli esteri indiano TCA Raghavan. Nella protesta viene sottolineato che l'attacco di Mumbai è stato compiuto da «elementi che risiedono in Pakistan».
Islamabad ha invece negato qualsiasi coinvolgimento ufficiale negli attentati, ma il governo indiano sostiene di avere prove evidenti di indagini che mostrerebbero i collegamenti tra gli attentatori e il Pakistan.
Secondo informazioni di stampa indiana, all'ambasciatore pachistano sarebbe stato chiesto anche di consegnare due terroristi ai primi posti dell'elenco dei più pericolosi per l'India, Dawood Ibrahim e Maulana Masood Azhar. Il primo, considerato uno degli uomini più pericolosi del mondo, capo della mafia di Mumbai D-Company, è considerato, tra l'altro, il responsabile degli attentati a Mumbai nel 1993 in cui morirono 260 persone.
01/12/2008