Nel primo caso la donna, che ha ucciso il marito con l'aiuto dell'amante, è stata condannata ad essere lapidata per adulterio, oltre che per omicidio, con una sentenza approvata dalla Corte suprema, e quindi ormai esecutiva. La notizia conferma che la legge che prescrive la lapidazione per gli adulteri rimane intoccabile, nel rispetto dei principi islamici.
Il capo dell'apparato giudiziario, ayatollah Mahmud Hashemi Shahrudi, aveva ordinato nel 2002 di sospendere le lapidazioni, ma secondo organizzazioni per i diritti umani in Iran, alcuni condannati sono stati comunque messi a morte con questo supplizio negli ultimi sei anni. Una di queste esecuzioni, quella di un uomo avvenuta lo scorso anno nella provincia di Qazvin, è stata riconosciuta ufficialmente.
La Corte suprema ha approvato la lapidazione per Afsaneh R., una donna di Shiraz riconosciuta colpevole di avere ucciso il marito con la complicità del suo amante, tale Reza. Quest'ultimo, invece, è stato condannato a 15 anni di reclusione e 100 frustate per «rapporti sessuali illegali», cioè al di fuori del matrimonio. Ma a salvarlo dalla lapidazione è il fatto che non è sposato, mentre Afsaneh, essendo appunto coniugata, è stata condannata alla pena capitale per adulterio, oltre che per omicidio.
Impossibile dire se la lapidazione a cui è stata condannata la donna sarà effettivamente eseguita o rientrerà tra quelle sospese in virtù del decreto dell'ayatollah Shahrudi. A decidere sarà probabilmente un singolo giudice.
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30/11/2008