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Vertice al Viminale con i capi delle forze dell'ordine

Mafia, Maroni annuncia: «Sul ddl tempi rapidi»

La battaglia contro la criminalità organizzata non è ancora vinta e per vincerla occorrerà «rafforzare le azioni di contrasto» mettendo a disposizione strumenti legislativi sempre più incisivi per aggredire i patrimoni delle organizzazioni, più risorse e più operazioni di intelligence.

Ma da maggio ad oggi forze di polizia e magistratura hanno ottenuto «ottimi risultati».
A sei mesi dall'insediamento del governo, il ministro dell'Interno Roberto Maroni in una conferenza stampa al Viminale con accanto il sottosegretario Alfredo Mantovano, i vertici delle forze dell'ordine e il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, ha tirato un bilancio dell'attività di contrasto a cosa nostra, 'ndrangheta, camorra, criminalità pugliese. E ha ribadito: il governo «non sì perderà in trionfalismi e non avrà flessioni di alcun tipo» perché c'è la «determinazione assoluta di combattere senza quartiere ogni forma di criminalità».
Parole sostenute dai numeri: 918 arresti, tra i quali 73 latitanti, da maggio al 15 novembre in 49 operazioni di polizia (12 contro la mafia, 16 contro le cosche calabresi, 13 nei confronti dei clan camorristici e 8 contro la criminalità pugliese); quasi 3 miliardi di euro di beni sequestrati, tra aziende, beni immobili e terreni.
E proprio l'aggressione ai patrimoni mafiosi rappresenta, ha detto il capo della Pdice il capo della Polizia Antonio Manganelli, la carta vincente. «Togliere alla mafia i propri beni significa togliere loro il frutto del loro lavoro e mettere in una condizione di fragilità chi invece è stato sempre visto come invincibile».
Ma l' «impennata positiva» nei risultati ottenuti, aggiunge, è anche il frutto e la conferma della collaborazione tra le forze di polizia. «Quando si lavora insieme i successi arrivano». Manganelli ha ricordato alcune operazioni concluse con successo: gli arresti di Giuseppe Coluccio a Toronto e di Patrizio Bosti a Girona (entrambi inseriti nella lista dei trenta latitanti più pericolosi) ma anche i fermi dei killer della strage di Castelvolturno, Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo e Giovanni Letizia.
«Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza - ha sottolineato Maroni - svolgono ogni giorno un lavoro eccezionale su tutti i territori e contro tutte le mafie». Per proseguire su questa strada, però, sono necessari ulteriori interventi legislativi ed è per questo che il ministro ha auspicato un'approvazione «in tempi rapidi» del disegno di legge sulla sicurezza in discussione al Senato. Misure che prevedono, tra l'altro, l'obbligo di denuncia in caso di estorsione per gli imprenditori che hanno vinto appalti pubblici, pena l'esclusione dalle future gare e la revoca dello stesso appalto, la bonifica «fino in fondo» della pubblica amministrazione, punendo non solo gli eletti in odore di mafia ma anche i burocrati collusi, accelerare le procedure per il riutilizzo dei beni sequestrati e confiscati.

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21/11/2008










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