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In aula Con la foto di moglie e figlio stampata sulla maglietta

Azouz, lo scoop mancato di Corona

Katia Perrini
k.perrini@iltempo.it
Il giubbotto da motociclista, la barba da «duro» lunga di qualche giorno, i jeans e la maglietta bianca con la foto stampata sopra della moglie Raffaella e del figlio Youssef sorridenti, felici.

Prima che qualcuno li accoltellasse a morte in una notte in cui lui era troppo lontano per difenderli. Così s'è presentato ieri in aula, manette ai polsi e scortato dagli agenti carcerari, il tunisino Azouz Marzouk. Sempre sotto i riflettori fin dall'inizio. Quando, dopo la strage di Erba, tutti pensarono subito che fosse il colpevole mentre lui era innocente. Da due settimane Azouz fa lo sciopero della fame nel carcere di Vigevano contro l'espulsione dall'Italia come pena accessoria alla condanna (patteggiata) a 13 mesi per droga. Espulsione che potrebbe scattare già il primo gennaio, non appena espiata la pena. Marzouk doveva essere l'ennesimo scoop di Fabrizio Corona («l'unico che mi è stato vicino», disse allora Azouz). Il protagonista di Vallettopoli se ne andò fino in Tunisia per i funerali di Raffaella e Youssef. Voleva far indossare la maglia della Corona's durante la veglia e venderne poi le foto che però nessun giornale volle comprare. Poi l'«amico» Corona si dileguò e ad Azouz rimasero solo le aule di tribunale. Per difendersi o per guardare negli occhi gli assassini di sua moglie e di suo figlio.

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18/11/2008










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