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Crac Parmalat, l'ex patron accusa le banche: «Sapevano di rifilare titoli tossici ai clienti»

Tanzi: «Non ho ideato io la grande truffa ai risparmiatori»

Natalia Poggi
n.poggi@iltempo.it
Non sapeva, meglio non era consapevole del fatto che tanti risparmiatori italiani fossero in possesso di azioni Parmalat, nè era a conoscenza della grande truffa attraverso la quale quella montagna di titoli tossici (con la complicità degli istituti di credito), si sono riversati nelle tasche di ignari operai e massaie.

È il momento-clou della dichiarazione spontanea che iera mattina l'ex patron di Collecchio Calisto Tanzi ha rilasciato nel processo per il crack della sua azienda che lo vede imputato per aggiotaggio, ostacolo all'attività degli organi di vigilanza e concorso in falso dei revisori. «Certamente c'è stata da parte mia un'intensa attività di sostegno all'attività svolta dagli uomini politici e dai partiti, sia in Italia che all'estero» ha proseguito Tanzi «Alcuni finanziamenti si concretizzavano in attività di lobbing e quindi rivolta al sostegno della Parmalat», ha aggiunto. Sui rapporti con le banche, Tanzi si è soffermato su Bank of America. «Credo che già dal 1994-1995, chi finanziava o meglio faceva ottenere finanziamenti a Parmalat dal mercato, aveva forti dubbi sulle reali condizioni patrimoniali e finanziarie dell'azienda. Il responsabile della Bank of America per l'Italia comunicò che non si fidava più dei nostri bilanci, e che pertanto la banca ci avrebbe fatto avere i finanziamenti solo attraverso finanza alternativa bond o private placement». Smentita pure l'esistenza di un tesoretto. «Non vi erano capitali che avrei dovuto movimentare e occultare. Non esiste un tesoro di Calisto Tanzi» ha ribadito ai giudici Tanzi che rischia una condanna di tredici anni. La sentenza entro Natale.

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18/11/2008










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