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Un errore giudiziario clamoroso, un'ingiustizia pagata con trent'anni trascorsi nelle celle di diversi penitenziari italiani. Tutto per le dichiarazioni di un presunto pentito, mosso probabilmente solo da rancore personale.
È la vicenda di Melchiorre Contena, un allevatore di Orune trapiantato nel Viterbese, prima a Vetralla e poi ad Acquapendente, condannato per il sequestro e l'omicidio di Marzio Ostini, avvenuti nel gennaio 1977: dopo aver scontato l'intera pena, la Corte d'appello dell'Aquila lo ha riconosciuto innocente. La sentenza, emessa nel luglio scorso e notificata a Contena pochi giorni fa, revoca quella della Corte d'appello di Bologna dell'8 giugno 1983 «ed assolve il Contena dai reati per i quali ha riportato condanna per non aver commesso il fatto». La Corte ha stabilito anche la restituzione delle somme pagate per spese processuali, per il mantenimento in carcere e per il risarcimento dei danni alle parti civili.
Marzio Ostini, imprenditore lombardo di 38 anni, venne rapito il 31 gennaio 1977 nella sua villa di S. Casciano Bagni da tre uomini. Il suo cadavere, nonostante il pagamento del riscatto di un miliardo e 200 milioni, non venne mai ritrovato. Per le indagini fu decisivo un servo pastore, Andrea Curreli, che si presentò ai carabinieri di Montefiascone accusando Melchiorre Contena, due suoi fratelli e altre quattro persone, tutti arrestati. Il «pentito», però, rilasciò dichiarazioni contraddittorie, prima ritrattando e poi riconfermando le sue accuse. Senza considerare il risentimento nutrito da Curreli nei confronti dei Contena, per i quali aveva lavorato prima di essere licenziato perché considerato inaffidabile. Circostanze che portarono all'assoluzione degli imputati sia in primo grado che in appello a Firenze.
La Procura generale però presentò ricorso in Cassazione e la Suprema Corte rinviò il processo a Bologna dove Melchiorre Contena fu condannato a 30 anni. Qui cominciò la battaglia della moglie, Miracolosa Goddi, che ha sempre creduto nell'innocenza del marito. La donna scrisse ai giornali e partecipò a trasmissioni televisive gridando ai quattro venti l'ingiustizia subita. Col sostegno dell'avvocato Pasquale Bartolo del foro di Roma, venne presentata una prima istanza di revisione, respinta dalla Corte d'appello di Ancona. Quattro anni fa la Cassazione rinviò gli atti a L'Aquila, dove è stata emessa la sentenza assolutoria. A Melchiorre Contena, giunto alla soglia dei 70 anni, è stato restituito almeno l'onore. Ma nulla potrà risarcirlo per quei 30 lunghissimi anni di umiliazioni trascorsi dentro i penitenziari italiani.
Andrea Acali
18/11/2008