Lo ha detto il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica, in margine al Consiglio esteri della Ue. Tra i ministri «si è molto discusso - ha riferito il sottosegretario - sull'incapacità della Monuc, che con 17 mila uomini è la più grande missione dell'Onu, a tenere separati i contendenti e a proteggere la popolazione civile e i campi profughi». Per ora comunque, la Ue è contraria all'invio di proprie truppe, ma insiste per un rafforzamento della missione dell'Onu. Nel paese la situazione umanitaria è disastrosa. L'appello al cessate il fuoco lanciato venerdì scorso dal vertice di Nairobi è risultato insufficiente. Dopo il campo profughi di Kibaki, il colera ha raggiunto anche la città di Goma, capoluogo della provincia orientale del Nord-Kivu. La ripresa degli scontri tra ribelli e truppe governative ha costretto in due occasioni le decine di migliaia di sfollati presenti a Kibati a fuggire. I medici sostengono che eventuali nuovi scontri potrebbero mettere in fuga le persone infette, facendo così diffondere l'epidemia in tutta la regione orientale della Repubblica democratica del Congo. Il campo di Kibati si trova 12 chilometri a nord di Goma e accoglie oggi circa 50.000 persone. Molti vivono in tende di fortuna, sotto tendoni di plastica che li riparano dalle piogge torrenziali di questa stagione, ma molti altri sono accampati all'aperto. Mancano acqua pulita e latrine. Nelle ultime settimane, decine di persone sono morte di colera in altre zone della regione orientale del Congo.
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11/11/2008