Di diverso avviso era stata l'Agenzia delle entrate che aveva intimato a Rosario Fiorello di pagare l'imposta per i quattro anni in questione.
Richiesta accolta dalla Commissione tributaria del Lazio che, nel novembre 2005, aveva imposto all'artista di pagare visto che «è indubbio che il contribuente svolga la propria attività in modo abituale autonomo e si avvalga di un'adeguata organizzazione». Contro questa decisione Fiorello ha fatto ricorso con successo in Cassazione, sostenendo che non aveva «mai avuto dipendenti nè svariati collaboratori» al suo fianco. Piazza Cavour ha accolto il reclamo e nella sentenza 26144 ha bacchettato la commissione tributaria per non essersi attenuta ai «principi consolidati».
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09/11/2008